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Il calcio femminile punta a crescere in tv

(di Marcel Andrè Vulpis) – Mentre la nazionale maschile di calcio non si è qualificata, a sorpresa, per l’ultima edizione dei Mondiali in Qatar, le Azzurre hanno conquistato l’accesso alla Coppa del Mondo. La prossima edizione della FIFA World Cup femminile si disputerà, dal 20 luglio al 20 agosto, in Australia e Nuova Zelanda.

L’Italdonne esordirà nel gruppo “G” il prossimo 24 luglio (ore 7 italiane) ad Auckland contro l’Argentina, per poi affrontare Svezia e Sud Africa a Wellington rispettivamente il 29 luglio (ore 8.30 italiane) e il 2 agosto (ore 8 italiane). Uno spot incredibile per il movimento “rosa” tricolore.

Nonostante l’importante qualificazione, almeno per il momento, le Azzurre non andranno in tv, anche se il ministro dello sport Andrea Abodi è al lavoro per trovare rapidamente una soluzione al problema.

Non ci sono state infatti offerte rilevanti, secondo la FIFA (detentrice dei diritti dell’evento), per l’acquisizione dei tv rights della kermesse internazionale in esame.

Lo stesso n.1 FIFA, il manager svizzero Gianni Infantino, intervistato, di recente, sulle frequenze di “Rai GR Parlamento”, ha spiegato che sta assistendo ad una situazione “…al limite del vergognoso. Ovvero offerte circa 200 volte in meno rispetto a quello maschile (non sarebbero infatti abbastanza alte da poter formulare una richiesta monetaria congrua per la copertura tv, nda) considerando che l’Italia femminile al Mondiale c’è, al contrario della selezione maschile…Non si chiede che venga pagato quanto quello maschile, ma che si rispettino le donne che fanno questo sport con passione e professionalità”.

Abodi, attuale ministro per lo sport e i giovani, è intervenuto sulla questione, commentando sui social l’importanza di perseguire un obiettivo comune, così da poter risolvere, in tempi brevi, la querelle (da qui l’idea di coinvolgere i ministri dello sport di diversi Paesi europei per creare un fronte unitario).

Per molti addetti ai lavori però si tratta solo di un braccio di ferro tra FIFA e broadcaster (non solo italiani) per provare a intercettare il maggior numero di risorse a copertura dei costi organizzativi del Mondiale (sempre più elevati).

La bufera mediatica che si è scatenata, ripresa dai principali quotidiani sportivi, ha obbligato la Rai a spiegare, attraverso una nota ufficiale, che “sull’edizione 2023 del Campionato del mondo di calcio femminile non è stata presa ancora alcuna decisione”. Così come è stato confermato che “è in corso, da tempo, una trattativa con la FIFA per l’acquisizione dei diritti di trasmissione”.

I numeri di un movimento in crescita

Quello che sta avvenendo, anche se si attende a breve l’individuazione di una soluzione “politica”, fa riflettere perché, nell’ultimo triennio, in Italia, si è assistito ad una crescita dell’intero movimento “rosa”. Uno dei punti forza è la diffusione del brand Serie A femminile trasmesso in tutti i 5 continenti. Gli highlights della massima serie tricolore sono diffusi in Europa (da 73 reti tv), in SudAmerica (6), in Nord America (4), in Asia (3), in Africa (29) e perfino in Centro America/Oceania (1 rete a testa).

Considerando la presenza di 5 diversi format calcistici (a partire dal marchio “Serie A”), oggi il calcio femminile può contare almeno su 497 eventi calcistici (di cui 182 partite della massima serie sotto l’egida della Divisione Calcio Femminile FIGC) e sulla presenza di 8 squadre su 12 del campionato “rosa” diretta espressione di club professionistici maschili. Anche questo un importante elemento che conferma la crescita del movimento.

Negli ultimi 10 anni poi le richieste di nuovi tesseramenti nel calcio femminile “giovanile” sono raddoppiate passando da 3.410 a 6.848 unità. Ancora più interessanti i dati delle calciatrici tra i 10 e i 15 anni. Erano 6.628 nella stagione sportiva 2009/10, per poi salire a 7.940 nel 2016/17. Un’ulteriore impennata nel 2017/18 con 8.892 unità, prima di arrivare al boom del 2019/20 (ultima stagione monitorata dalla Federcalcio) con 12.802 giovani tesserate.

La presenza in un evento come la Coppa del Mondo, soprattutto in caso di messa in onda, è un acceleratore del prodotto “calcio femminile”. In caso contrario si potrebbe assistere ad uno stop forzoso della crescita del movimento.

 

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Marcel Andre Vulpis

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