Il calcio a teatro, uno spettacolo nello spettacolo
L’opera, scritta e portata in scena da tre autori – un professore delle superiori, Antonello Ricci; un avvocato, Alessandro Tozzi; e un giornalista, Massimiliano Morelli – è stata presentata a “Caffeina”, evento culturale che si svolge ogni estate a Viterbo.
E ad assistere allo spettacolo c’era anche Paolo Rossi, chiamato inevitabilmente in causa a più riprese nel corso dei trenta minuti raccontati a ritmo incalzante ma non ossessivo.
Pablito, che si è congratulato con i coautori una volta scesi dal palco, fu autore di tre gol e svoltò la sua vita con quell’impresa, anche se come egli stesso ha sottolineato, il suo momento migliore, calcisticamente parlando, avvenne fra i 20 e i 23 anni. All’epoca, “mister 5 miliardi” di anni ne aveva 26 ed era uscito da poco dal tunnel della squalifica comminatagli per il calcioscommesse griffato Trinca e Cruciani.
Spettacolo piacevole, con quattrocento persone in piazza pronte ad applaudire il racconto e a cercare di capire perché il tempo, maledetto, vola così in fretta. Trent’anni stavolta sono assati in un attimo, è bastata mezzora di prosa.
Raccontare il calcio senza scendere nel ridicolo si può, descrivere una partita di pallone senza cercare a tutti i costi lo scoop è possibile. La dimostrazione è arrivata da “Italia-Brasile e le altre”, cronaca poetica in differita della sfida vinta al Sarrià di Barcellona nel 1982 dalla squadra allenata all’epoca da Enzo Bearzot.

