Fognini sceglie il torneo di Wimbledon per ritirarsi dal tennis.
(di Carmelo Pennisi)* – Se alla fine di un primo turno di Wimbledon (considerato il torneo di tennis più duro al mondo), il tuo avversario, che è il campione uscente del torneo, e il pubblico, che possiede il palato tennistico più raffinato del mondo, ti omaggiano (dopo una maratona durata più di 4 ore e 30 minuti) con un lungo applauso, allora vuol dire che una traccia nel tuo sport l’hai lasciata. Era l’ultimo Wimbledon del trentottenne sarremese Fabio Fognini, e se da un lato è stato sfortunato ad incontrare subito Carlos Alcaraz (nel primo turno), dall’altro non poteva sperare in una uscita di scena migliore. Gli dei del tennis gli hanno riservato il “Centrale” , la forza e la lucidità di giocare un match memorabile, tanto che il campione spagnolo nella consueta intervista di fine gara ha detto: “Ma perchè si ritira?…può giocare ad alti livelli anche a 50 anni”.
Fognini è ligure e uomo di confine, sono solo 25 i km che dividono la sua Sanremo dalla Francia. Quando sei sospeso su un confine, tutta la tua vita diventa presto un cuspide esistenziale, una ricerca continua della tua identità. Il tormento ti attanaglia sin da quando apri gli occhi la mattina, e l’inquietudine ti corrode. Ecco perchè il braccio pieno di talento di Fognini è stato sovente risucchiato dalle ombre cosparse da un carattere con l’embolo sempre in pista di decollo verso la follia e il ruggito contro il mondo.
Il tennista ligure è il classico “genio-sregolatezza” che rende la vita interessante, collocata alla parte opposta del formalismo da linea retta dell’Intelligenza Artificiale. Giocava oggi pomeriggio con lo spagnolo Alcaraz, e il pubblico di Wimbledon ha subito capito che forse il torneo poteva sul serio perdere il suo n.2 del ranking ATP oltre che del torneo. Ma non si sono impauriti, sono stati felici di aver visto il canto del cigno di un tennista nato per essere un campione al servizio della bellezza del gioco. Mancheranno le sue sfuriate, i suoi sorrisi ironici al cielo, il suo stupore di non riuscire a vincere quando poteva. Non poteva esserci finale di carriera migliore, con la presenza della sua famiglia in tribuna. “Quando beltà splendea”, scrive Giacomo Leopardi. Forse non serve altro per descrivere l’ultimo atto di Fabio. Sotto il profilo della cronaca sportiva alla fine, non senza difficoltà, ha vinto il giocatore iberico con il seguente risultato al quinto set: 7/5-6/7-7/5-2/6-6/1.
- giornalista sportivo e scrittore/sceneggiatore nel mondo del cinema

