Eurispes: Coni e FIGC hanno ragione su tema sicurezza stadi

Secondo le ultime rilevazioni dell’Eurispes (gennaio 2014) la maggior parte degli intervistati, il 60,7%, ritiene, invece, lo stadio un posto pericoloso dove è meglio non portare i bambini: troppo grande il rischio di scontri tra tifoserie. Un altro 18,6% non sa o preferisce non rispondere. «Questi numeri – sottolinea il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – confermano che nel nostro Paese, contrariamente a quanto avviene nel resto d’Europa dove le leggi applicate hanno dato ottimi risultati, siamo ben lontani da una cultura sportiva, o meglio ancora calcistica che vede nell’incontro tra squadre allo stadio un momento di divertimento e di spettacolo. In Italia prevalgono piuttosto la paura e l’insicurezza su ciò che può avvenire prima, durante e dopo la gara. Le società di calcio contribuiscono in maniera forte a rimpinguare le casse dello Stato, oltre a garantire attraverso gli steward la sicurezza all’interno degli stadi. Dev’essere lo Stato a tutelare i cittadini all’esterno e per farlo occorrono leggi severe e regole certe, quelle stesse leggi che sono state applicate negli altri Stati europei. Non a caso in Inghilterra, come in Germania, in Spagna come in Francia, si vive il calcio in maniera diversa, più sicura e allo stesso tempo anche più spettacolare. L’Italia, invece, non si è ancora adeguata agli standard di sicurezza e di eccellenza che hanno segnato positivamente l’evoluzione del calcio a livello europeo. Permangono, infatti, questioni annose e irrisolte come la presenza di stadi fatiscenti e di una normativa carente e non sempre applicata. Proprio in questa direzione – conclude Fara – il Governo dovrebbe farsi carico, di concerto con Figc e Coni, della questione calcio, e sport in generale, e tentare di regolamentare secondo criteri europei l’intero comparto».

Sempre dalla rilevazione Eurispes emerge che uomini e donne, a confermare il fatto che ormai a seguire il calcio non c’è grande differenza di genere, la pensano pressappoco alla stessa maniera: il 61,2% degli uomini e il 59,8% delle donne preferiscono non portare i bambini allo stadio poiché considerato un luogo troppo pericoloso. Si evidenzia poi un altro dato interessante. Alla domanda, posta solo a chi si professa tifoso di una squadra di calcio, “è mai stato allo stadio” il 20,4% degli intervistati (ben uno su cinque) ha risposto di no. La stragrande maggioranza di chi tifa, invece, va allo stadio in compagnia di amici (59,7%), più raramente vi si reca da solo (20,6%) e con la famiglia (19,5%). Solamente il 5,8% dei tifosi segue dal vivo gli incontri di calcio con i gruppi organizzati.

Con la crisi economica che continua a gravare sui consumi delle famiglie italiane, anche l’essere tifoso comporta dei sacrifici. I tifosi italiani infatti non fanno follie per i propri colori. Ben il 77%, in pratica più di tre tifosi su quattro, ammette di non spendere niente per acquistare gadget della propria squadra. Un dato che in Italia va decisamente in controtendenza rispetto a quanto avviene all’estero dove il merchandising rappresenta una delle voci in entrata maggiori dei club di calcio. Appena il 14% dei tifosi spende circa 50 euro al mese e solo l’1,5% tra i 50 e i 150 euro mensili. Un tifoso su tre (il 32,5%) poi segue la propria squadra del cuore utilizzando la pay per view. Entrando nel dettaglio il 25,2% spende fino a 50 euro al mese per seguire il calcio in tv, il 6% arriva a spendere fino a 150 euro al mese e l’1,3% va oltre questa cifra fino ad arrivare anche a 300 euro. A differenza di altre realtà europee, come ad esempio l’Inghilterra e la Germania, dove acquistare un tagliando per un incontro è praticamente impossibile visto che il sold out è assicurato dagli abbonati, nel nostro Paese il 56,9% degli ammette di non spendere nulla per l’acquisto di un biglietto. Un tifoso su quattro, il 25,6%, spende fino a 50 euro al mese, mentre il restante 9,4% compra biglietti spendendo fino a 150 euro mensili (7,8%) e fino a 300 euro (1,6%). (fonte: Eurispes.it)

Il mondo del calcio è in subbuglio per il tweet con cui il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha ipotizzato di far pagare ai club gli straordinari degli agenti impegnati a far rispettare l’ordine pubblico durante gli incontri. Di certo c’è che solo un italiano su cinque (il 20,7%) ritiene che lo stadio sia un luogo reso più sicuro grazie alle recenti normative e alla presenza delle Forze dell’ordine. 

Previous post

Aloi, un top manager per l'ADN swim project di Caserta

Next post

Da Insideroma.com l'idea di far pagare i costi degli agenti allo stadio agli sponsor dei club

Marcel Vulpis

Marcel Vulpis