Editoriale – Tutti vogliono l’A.s. Roma, ma bisogna far uscire i soldi dal portafoglio…

In questo momento non ci sono compratori pronti a pagare la base d’asta fissata da Rotschild Italia (advisor con mandato a vendere da parte di Unicredit). Serve almeno un compratore che metta sul tavolo il 10% del valore in contanti e il restante 90% sotto forma di fidejussione bancaria.
Senza questi due elementi non è possibile far partire l’iter tecnico necessario per il passaggio di consegne.
Centrato questo obiettivo il potenziale compratore potrà avere accesso a una serie di info "organiche" sull’asset A.s. Roma. Se firmerà l’impegno vincolante a vendere potrà avere accesso, a quel punto, alla data room e analizzare i conti dell’A.s. Roma (valutando soprattutto le potenzialità future). Un processo quello della "due diligence", che non potrà essere inferiore ai 2-3 mesi, trattandosi, tra l’altro, di una società quotata in Borsa.
E allora cosa sta succedendo? A livello italiano non c’è un compratore pronto a pagare cash il 10% suddetto e a mostrare le garanzie bancarie necessarie. Questo fa venire soprattutto il dubbio che i tanti nomi apparsi fino ad oggi sui giornali siano più momenti di visibilità personale che concrete opportunità di trattativa.
Più complessa la situazione degli investitori stranieri. Attirati dall’immagine del brand A.s. Roma, ma preoccupati dal sistema politico italiano e locale, che non darebbe, secondo quanto risulta a Sporteconomy.it, le giuste garanzie per poter andare velocemente a break even come in altri mercati europei.
Il fondo emiratino Aabar (oltre ad avere una forte liquidità per una serie di investimenti anche oltre l’ambito calcistico) è interessato a valutare l’opportunità di acquisire l’A.s. Roma, ma ha bisogno di "garanzie", perchè il mercato tricolore è troppo legato a logiche politiche, che possono essere un elemento ostativo, più che un driver per trasformare in profitto l’eventuale investimento.
Non è un caso se attualmente nel mercato del calcio tricolore non vi sono investitori stranieri. Questi ultimi preferiscono attivare affari all’interno della Premier League o della Liga spagnola.
Lo sceicco Mansour, attuale proprietario del ManCity, per esempio, ha speso fino ad oggi 93 milioni di euro per il calciomercato 2010/11 ed è possibile che possa con i prossimi tre acquisti superare i 200 milioni. Cifre di altri tempi, che in Italia non si vedranno per i prossimi 10 anni.
Per tornare al tema della vendita della A.s. Roma è bene sottolineare che è arrivato il tempo (da parte degli interessati) di mostrare liquidità e garanzie bancarie. Senza queste due condizioni l’A.s. Roma continuerà a rimanere in un "limbo" (dai confini incerti), che non consente un reale sviluppo del brand, della società e della squadra stessa.


