Editoriale – Lo strano caso dello stadio del nuoto dei Mondiali di Roma2009 finito in un mare di fango e acqua


Vedere lo stadio del nuoto del Mondiale di Roma2009 pieno di acqua e fango fa male. In primis perché, è bene ricordarlo, fa parte del complesso del FORO ITALICO (quindi CONI servizi SpA), dove ci sono monumenti (come lo stesso stadio dei Marmi) prima ancora che impianti, ma al di là dell’aspetto “storico”, c’è da chiedersi, ma soprattutto da chiedere ai responsabili della struttura perché sia accaduta una cosa del genere. In questo paese manca progettualità e talvolta anche quel minimo “buon senso” che fa sì che le cose non accadano, perché prima c’è qualcuno a tavolino che ragiona sulla cosiddetta “prevenzione”. Già li sento gli addetti ai lavori del settore che mi risponderanno: “Ma se ci sono state precipitazioni per 130 ml in una notte di chi è la colpa? Mica possiamo prevedere tutto?. A questi personaggi mi permetto di rispondere: i terremoti non si possono prevedere, ma le precipitazioni di acqua sì, magari tenendosi in contatto con la Protezione civile e cercando di prevedere per tempo i giusti accorgimenti per evitare queste figuracce, proprio sull’impiantistica sportiva italiana che è diventata, giorno dopo giorno, un po’ per usura, un po’ per mancata consapevolezza del ruolo svolto da alcuni dirigenti, un vero e proprio colabrodo “infrastrutturale”. L’impianistica sportiva tricolore, è brutto dirlo, è ai suoi minimi termini e mi chiedo come mai dirigenti sportivi (anche di alto profilo) o politici (di altrettanto livello) si vogliano lanciare in progetti olimpici a cinque cerchi, quando in questa città (parlo di Roma Capitale) anche uscire di casa è diventata una scommessa. E infatti a Roma Nord siamo chiusi dentro le case, perché le strade sono bloccate da quello stesso fango che ha riempito in maniera orribile la nostra vasca mondiale del 2009. 
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Marcel Vulpis

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