Editoriale – Lo sport italiano va a gonfie vele…ma anche no!

Si, potremmo parlare d’altro, di stadi fatiscenti e docce che non funzionano nei campetti di periferia, di ostentazione di terreni d’ultimissima generazione che non drenano, oppure di canestri arrugginiti e stortignaccoli inalberati qua e la per giocare a basket fantasticando l’idea d’emulare gli statunitensi; e perfino di strutture non a norma su cui si chiude un occhio, a volte basta una mazzetta… per sbrindellare un muro. Ma no, va tutto bene, questi sono piccoli particolari. Altri temi e risposte certe: se c’è la querelle Coni-Federnuoto la colpa è dei giornalisti che interpretano male; sul decadimento di Lotito da presidente della Lazio e dalla carica di consigliere federale c’è l’italico rimpiattino; sugli striscioni del dolore di Superga sono sgorgate le lacrime di Sandro Mazzola prima che qualcuno intervenisse, salvo incolpare tre “dementi”. Chi? La responsabilità oggettiva? Dipende da chi dovrebbe pagar dazio. Gino Bartali avrebbe esclamato “l’è tutto sbagliato, tutto da rifare”, ma era persona d’altri tempi, altra testa, altro modo di ragionare, uomo schietto e genuino, uno che cercava il rapporto migliore per le scalate, quello era il suo lavoro, e lo faceva bene. Era ciclista, punto e basta. Pardon, era uno sportivo, termine ormai desueto cui viene preferito il vocabolo “campione”. Perché sono tutti campioni, compreso quello Schwazer colto in flagrante a Londra 2012, tanto per aggiungere un altro capitolo legato all’Italdoping olimpico. Vuoi mettere le responsabilità della crisi economica? Dallo spread dipende tutto: le sconfitte nel Sei Nazioni della squadra di rugby, la penuria di tennisti e piloti, il fatto che non abbiamo la nazionale di curling. Tranquilli, che va tutto bene. Ateniesi, accendete la fiaccola olimpica, noi siamo in grado di organizzare l’Olimpiade. Specie se nei prossimi dieci anni riusciremo a ripristinare le strade chiuse per la pioggia di qualche settimana fa.
(di Massimiliano Morelli) – Dormite sonni tranquilli, che lo sport italiano viaggia col vento in poppa. Non fidatevi di chi afferma il contrario, è uno spergiuro che parla a vanvera, magari solo per invidia. Certo, pensare che l’ultimo caso di doping dell’Olimpiade invernale e il primo imprevisto d’abuso farmaceutico della Paralimpiade abbiano il comun denominatore del nostro Paese è una sbavatura minima, noi siamo solo sfortunati e gli altri non li “beccano” perché sono scaltri. Insomma, è una casualità e nulla più. 
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Marcel Vulpis

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