Editoriale – La Lega di “B” ha bisogno di un Presidente e di una linea coesa
La Lega di B probabilmente domani nominerà nuovamente Abodi, ma questo è un aspetto tecnico sul quale non entriamo nel merito, perchè Corte Federale o meno, chi vince anche di un voto sul concorrente diretto, ha comunque una rappresentatività maggiore. Altrimenti in questo Paese non si arriverebbe mai a una conclusione definitiva. Ormai anche nei condomini si può vincere per un solo voto, non capisco perchè questo non può valere per la serie B. 
Superato l’ostacolo "regolamentare" del 28 settembre è tempo, però ,che questa Lega trovi una sua identità. Una serie B forte rende ancora più forte il sistema-calcio nella sua interezza. Una serie B debole rende "zoppa" la prima divisione. Se il mondo della politica sportiva lo capirà (e ancor più i presidenti dei club) la Lega bwin potrà diventare, in tempi brevi, un laboratorio di idee sia in ambito sportivo, che economico, che marketing. Altrimenti non uscirà da quella dimensione di "cenerentola" in cui ha vissuto (certe volte compiacendosi fin troppo) fino a oggi.
E’ tempo quindi di crescere, di rendere autonoma (da tutti i condizionamenti possibili) un campionato che è vitale, così come quello di Lega Pro, per lo sviluppo dell’intero sistema-calcio tricolore. I presidenti dei club di B, infine, devono capire che uniti si vince e che divisi si fa solo il gioco dei soliti "burattinai", che, a vario titolo, cercano di garantirsi un potere in una società che, sulla carta, li dovrebbe escludere a priori. A buoni intenditori, poche parole!
Da questo punto di vista Sporteconomy, così come ha sempre fatto dalla sua nascita, stigmatizzerà i comportamenti "anomali" che, da oggi in poi, noterà. Errare è umano, perseverare è diabolico.

Quello che è successo nell’ultimo mese all’interno della neo-nata Lega di serie B (anzi "bwin" per rispetto al suo nuovo title-sponsor da 2.2 mln di euro annui) sinceramente non ci è piaciuto molto. Un presidente (Andrea Abodi – nella foto) prima eletto, poi contestato da una minoranza arrivata fino alla Corte Federale per centrare l’obiettivo dell’ottenimento di una sentenza che ha rimesso di fatto tutto di nuovo nelle mani dell’Assemblea Elettiva del 28 settembre (portando lo stesso Abodi a dimettersi per "correttezza" e rispetto nei confronti dei presidenti dei club che l’avevano votato). Così va l’Italia e infatti siamo ancora oggi il Paese degli oltre 8 mila comuni, con una logica non molto lontana dalle faide tra guelfi e ghibellini. Praticamente non è cambiato nulla.

