Editoriale: E nel palazzo della FIGC apparve la figura del politico…il coordinatore dello sport del PD durante l’ultimo CF di Abete

Certo, “a pensar male”, come diceva il compianto Giulio Andreotti, non si sbaglia mai (o quasi). Singolare, infatti, che il sig. Appetiti sia del PD (a noi sinceramente è sconosciuto – tant’è che siamo dovuti andare su Google per scoprire, che, presenze tv a parte su ReteOro, è responsabile proprio dello sport del Partito Democratico). 


Quello stesso PD che per giorni ha “attaccato”, a testa bassa, Tavecchio sventolando, attraverso il suo segretario/Premier (Matteo Renzi), però, la bandiera dell’autonomia dello sport. La domanda quindi sorge spontanea: “Ma alla fine a che gioco giochiamo?”


A voler essere sinceri lo sport italiano è autonomo rispetto alla politica, quanto questa agenzia giornalistica è di “nazionalità russa”. Finchè lo sport non troverà risorse sul mercato, abbandonando quella deleteria forma di assistenzialismo economico, non potrà mai dire di essere autonoma, libera o indipendente rispetto alla politica. Vale per il CONI, vale per l’ultima delle federazioni o dei club di calcio professionistico.

Sempre il calcio, negli ultimi anni, ha fatto emanare (per decreto), grazie ai buoni rapporti con il governo di turno, il famoso “spalmadebiti”, altrimenti oggi non esisterebbe più alcun club di A; così come ha fatto emanare alla ministra Melandri una “deleteria” legge sui ricavi da diritti audiovisivi (doveva equlibrare e rendere più competitivo il nostro campionato, di fatto tra Juve e Livorno, nella scorsa stagione, si sono raggiunti gli oltre 70 punti di differenza), i cui effetti ancora li paghiamo oggi. 

Questo perchè i politici vengono chiamati dai tecnocrati dello sport e del calcio, ma poi non sanno neppure cosa stanno scrivendo (sempre che i suddetti testi di legge li abbiano scritti loro – anche su questo ho molte perplessità, visto che i lobbisti dello sport, di cui conosciamo nome e cognome, sono sempre in agguato, con la “soluzione ideale” per il mondo del calcio). Soluzioni che poi pagano puntualmente sia chi li ha chiamati ad intervenire, sia i poveri tifosi, se parliamo appunto del calcio. 

Una volta per tutte basta con questa “ipocrisia” dell’autonomia dello sport rispetto al mondo della politica. Lo sport, e il calcio è in prima fila come in F.1, è legato a filo doppio alla politica. Quella politica che tutti contestano, ma a cui tutti bussano nel momento del bisogno, per intervenire su questo o quell’altro tema. Si chiama lobbying, soltanto che in America è tutto trasparente, mentre in Italia questa pratica non è ancora regolamentata come si dovrebbe. 

L’ultimo consiglio della FIGC, con la presenza di un esponente politico (ripeto il partito è un “di cui”), è la morte di questo concetto di autonomia, ormai vero e proprio “feticcio”. Singolare che nessun giornale del fronte della “carta stampata” si sia accorto di questa “presenza”. Sarà forse perchè tutta la carta stampata è contro Tavecchio? 

Ci piacerebbe, però, che il PD ci spiegasse, perchè un suo esponente accompagnava rappresentanti di una componente della FIGC in occasione di un CF e qual era il ruolo di questo esponente nello specifico? E po…Questa presenza di Appetiti in FIGC era stata condivisa con la dirigenza romana/nazionale del Partito Democratico?

Ecco ci piacerebbe che qualcuno del PD (ma solo perchè è il partito di riferimento del suddetto signore) ci rispondesse a queste due semplici domande, perchè “chiarire” è un dovere democratico, talvolta. E questo è uno di quei casi in cui è importante chiarire, visto che la presenza di un politico nel palazzo della FIGC, potrebbe essere letta, vissuta o interpretata, dai “maligni”, come una ingerenza bella e buona della politica nella corsa di Tavecchio-Albertini per la presidenza della Federcalcio. 

A Damiano Tommasi, che stimo a prescidere, mi permetto di dare un semplice consiglio dettato dal buon senso: è stato un bravo calciatore, un esempio in campo e fuori. Per il futuro si faccia consigliare bene e non scivoli anche lui (come è successo a Tavecchio) su una “buccia di banana”. Non ha bisogno della politica (di sinistra o di destra) per rafforzare le sue idee (la lotta di quest’anno sul vincolo proprio nel settore dilettantistico ne è la prova). E’ una persona perbene e intelligente e sono certo che non farà più errori “politici” (visto che parliamo di politica sportiva) di questa portata. Errare è umano, perseverare sarebbe diabolico…

Tutto questo comunque (e voglio spezzare una lancia nei confronti di Tommasi), nasce anche dal fatto che l’AIC in un paese normale non dovrebbe proprio contribuire con i suoi voti alla nomina del presidente di una Federazione (dove ci sono tre leghe che racchiudono gli interessi “opposti” dei presidenti di calcio). E’ come se in FIAT i sindacati decidessero il nome del presidente dell’azienda. 

Questa volontà tutta italiana di mettere tutti insieme appassionatamente è deleteria, come l’interesse recente della politica per il Caso Tavecchio. E’ tempo di rimodulare e modificare la governance e gli statuti di tutto il mondo dello sport (federazioni incluse). Sono statuti vecchi e obsoleti, che creano solo problemi. Bisogna snellire tutto e bisogna farlo in fretta. 

Malagò, per esempio, (pochi lo sanno) ha nominato una responsabile della governance in seno al CONI, ma serve anche una strategia e tempi veloci nell’attuarla. Adesso il presidente del CONI ha un’occasione unica per rimanere nella storia dello sport italiano, come il dirigente sportivo che ha rivoluzionato e modernizzato l’intero settore. Speriamo che la colga entro e non oltre il 2016, quando ci saranno le nuove elezioni per la presidenza dell’ente. Speriamo, infine, che il presidente Malagò si faccia spiegare da qualcuno, perchè un esponente politico fosse seduto comodamente a pochi metri del CF della FIGC. Anche questo sarebbe interessante…da capire e approfondire. 



(di Marcel Vulpis) – Giovanni Malagò, numero uno del CONI, e a questo punto “novello Cassandra”, l’aveva dichiarato ai media nei giorni scorsi: “Spero che nessuno dei due candidati abbia cambiali da pagare”. Non so se ci troviamo di fronte a cambiali, non spetta a me dirlo, certamente è anomalo che una componente della FIGC, parliamo dell’AIC di Damiano Tommasi, si sia accompagnata, in occasione una riunione ufficiale della Federcalcio, ad un giovane politico (anzi per la cronaca “Coordinatore Area Sport Pd” come risulta dal sito del partito). Parliamo, nello specifico, di Fabio Appetiti, mai entrato, per fortuna, in Consiglio Federale (ci mancava pure questo primato), ma, sicuramente, molto presente nella zona antistante la sala del consiglio, che, di fatto, ufficializzava la fine del mandato di Giancarlo Abete, presidente dimissionario della Federcalcio. 

Cosa facesse lì sulle poltroncine FIGC non si sa, probabilmente era intento a dispensare consigli. 


La problematica di principio, è bene sottolinearlo, non è che è Appetiti sia un politico (il colore poco ci interessa – fosse stato di FI o della Lega – avremmo scritto le stesse cose), ma che la politica, che dice di voler lasciare la propria autonomia allo sport, lo dichiara a parole, ma non lo fa nel concreto. Perchè, sempre in “linea di principio” (quanti principi sono, ormai, sotterrati in questo paese), un politico non dovrebbe proprio entrare nel palazzo della Federcalcio, soprattutto in una fase di crisi così delicata e nel bel mezzo di una contesa, a colpi di voti, e talvolta di scorrettezze mediatiche tra i due candidati. Soprattutto poi se è il Coordinatore Area Sport del più importante partito italiano (oltre il 41 per cento dei consensi in occasione delle ultime elezioni Europee). 

Se Damiano Tommasi, che stimo come uomo e come dirigente sportivo, vuole intrattenere rapporti relazionali con “pezzi” del PD (tutti leciti, ci mancherebbe) ha gli alberghi e le sedi sociali dell’AIC. Non c’è bisogno di portarsi “pezzi” della politica ai piani alti della FIGC. Lo trovo quantomeno inopportuno e poco rispettoso nei confronti del candidato Carlo Tavecchio (che non ci risulta fosse accompagnato da politici locali o nazionali) e del mondo dello sport in generale. Insomma una “gaffe”, di sostanza e di principio, l’ha fatta, questa volta, anche il fronte di Demetrio Albertini, di cui Tommasi (AIC) è principale alleato. 

Previous post

Umbro veste la Nazionale di calcio della Serbia

Next post

Repsol Honda Team e Red Bull partnership: dal 2015 il brand sulle moto di Marc Marquez e Dani Pedrosa

Marcel Vulpis

Marcel Vulpis