Editoriale – “A un metro dal baratro…”

Questo governo aveva una maggioranza per governare eppure l’ha bruciata in appena due anni. Se Gianfranco Fini è uscito dal PDL evidentemente Berlusconi non è stato così bravo nel tenerlo all’interno della compagine. Una sconfitta della sua politica visto che il Premier è lui e non Fini, questo è bene ricordarlo.
Adesso tutti prevedono un riavvicinamento Casini-Berlusconi, come se fosse la cosa più semplice di questo mondo. Noi non ci crediamo, certamente adesso Fini dovrà lavorare per non perdere altri pezzi prima della Costituente del 14-16 gennaio 2011 a Milano. 
I casi di Polidori (ex FLI), di Catone, Calearo, ecc. dimostrano, comunque, che è necessario arrivare, prima possibile, a una legge elettorale che consenta ai cittadini (e non ai partiti) di scegliere i nomi e i cognomi dei futuri parlamentari. 

Adesso si riapre una fase difficile per lo stesso Berlusconi. Dovrà sperare che tutti i suoi parlamentari siano sempre in salute. Basterà un raffreddore, un ritardo di Trenitalia, per andare sotto alla Camera.
Se questo è un Paese governabile o con una maggioranza qualificata vuol dire che siamo a un metro dal baratro. E’ tempo di tornare alle urne e capire quali sono realmente i nuovi equilibri politici.
L’Italia ha bisogno di un nuovo modo di fare politica, di nuovi politici e soprattutto di parlamentari che rappresentino tutte le componenti della società civile e non meri interessi personali. 
Un’ultima riflessione la merita la situazione indecente scatenata dai Black Block, ieri pomeriggio, nel centro di Roma. Un messaggio deve essere chiaro: chi esce di casa con casco, passamontagna e spranga (per non dire peggio) non è un “manifestante”. E’ un semplice violento-teppista alla mercè dei nuovi cattivi maestri che albergano in questo Paese dei Balocchi. Certamente il clima di odio e violenza (a partire da quella verbale) che si respira sulle pagine dei principali social network dovrebbe portare le istituzioni a cercare di analizzare le radici di questo disagio sociale, oltre che generazionale. Non so se ci sono le condizioni per dei nuovi “Anni di Piombo”, ma è chiaro che ieri hanno debuttato in società, per le strade di Roma, le nuove falangi di quelle che un giorno faranno parte delle BR o dei NAR del Terzo Millennio. Se il buon giorno si vede dal mattino qui manca soprattutto la luce.

C’è una singolare euforia nel quadro politico italiano, dopo la vittoria del governo Berlusconi per 314 voti a 311. E sì perchè in un Paese normale ci si accorgerebbe subito che, al di là del responso dell’urna, l’Italia non ha più una maggioranza politica. A conferma di questa tesi che oggi pochi giornali hanno analizzato in modo approfondito, si parla già di apertura di Silvio Berlusconi all’UDC e ad alcuni esponenti “delusi” (non si sa da cosa visto che non esiste ancora il partito) di Futuro e Libertà per l’Italia.

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Marcel Vulpis

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