Economia – Il salvataggio dell’economia cipriota crea un grave precedente in Europa

La parte “buona” della Laiki
bank confluirà nelle prossime ore nella Bank of Cyprus. Questa la fredda cronaca di una operazione
di salvataggio, che lascia, però, una serie di strascichi interni (e non solo). I depositanti
dell’istituto cipriota con somme sui conti/depositi superiori ai 100
mila euro saranno soggetti ad un prelievo forzoso (il 30%). Un precedente molto grave
visto che depositanti e obbligazionisti/azionisti della banca vengono messi
sullo stesso piano, quando, invec,e dovrebbero solo questi ultimi gli unici
sottoposti all’una tantum in questione. Chiaramente questa operazione sancita dall’UE avrà forti ripercussioni sulla credibilità dello Stato cipriota quando i venti di crisi si saranno fermati e bisognerà puntare ad attrarre nuovi capitali dall’estero. Chi avrà più il desiderio di farlo all’interno delle banche di quest’isola, capaci di mettere in campo un prelievo di questa natura ed entità?


Ad aggravare la situazione, le
dichiarazioni incoscienti, ai limiti della follia, del deputato olandese Jeroen
Dijsselbloem, che ha definito la ristrutturazione delle banche di Cipro come
“un modello per risolvere i problemi delle banche di altri Paesi”.
Peccato, però, bisognerebbe ricordare all’incauto parlamentare europeo, che, nel 2008, per il salvataggio di Commerzbank in Germania, sia stato utilizzato un altro
sistema, in netta antitesi con il modello usato per le banche di Cipro: ovvero 10
miliardi di euro di aiuti di Stato (sotto forma di prestito). Praticamente due pesi e due misure.  Lo stesso tra l’altro è avvenuto in Olanda con la ING bank. Singolare che il solerte Dijsselbloem non lo ricordi. 

Sotto il profilo operativo stasera il presidente di Cipro, Anastasiades, ha parlato di “misure per controllo capitali” presenti sull’isola. Domani riapriranno tutti gli sportelli bancari, ad esclusione di quelli di Laiki e Bank of Cyprus (prevista, invece, per giovedì prossimo). 

(di Marcel Vulpis) – Accordo Eurogruppo a Bruxelles per evitare il collasso dell’economia cipriota. Dopo la bancarotta della Laiki bank (la banca popolare dell’isola), si è deciso di scorporare gli asset di questo istituto, salvando quelli che presentavano ancora un valore economico e congelando i restanti (contrassegnati dal segno meno) in una sorta di “Bad Bank”.

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Marcel Vulpis

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