Dopo la condanna di Malago’ da parte dei giudici FIN credibilità dello sport italiano gettata nel fango. Barelli faccia un passo indietro autonomamente.

Malagò (come presidente dell’Aniene) è “reo” secondo Barelli, che lo ha deferito e successivamente è stato condannato (ben 16 mesi di inibizione neppure fosse un delinquente), per aver fatto dichiarazioni che andrebbero a ledere la buona immagine della FIN e della persona di Barelli (si parla di una presunta doppia fatturazione relativa a contributi ancora al vaglio della Procura della Repubblica di Roma). Ci auguriamo chiaramente che venga archiviata per il buon nome dello sport italiano. 

Nella realtà le dichiarazioni di Malagò in giunta CONI, cui fa riferimento la procura sportiva FIN, sono state fatte dal presidente del CONI, non da Malagò con la “giacca” dell’Aniene. 

Praticamente Barelli, colpendo il presidente della “Juventus del nuoto”, ha colpito il mondo di cui lui stesso fa parte. Se anche avesse ragione, in linea di principio, si è sparato addosso da solo. La nostra credibilità a livello internazionale è da ieri nel fango. E’ inutile che giriamo attorno al dito. il tema è proprio questo.

Come farà nei prossimi mesi a presentarsi in Giunta CONI, per parlare del futuro dello sport, o di progettualità legata alla Federnuoto, se di fronte avrà come numero uno dello sport italiano, lo stesso personaggio (parliamo di Giovanni Malagò), che ha prima fatto deferire e poi condannare. Non vi sembra una storia alla Kafka? E’ come se il sindaco di un comune italiano chiedesse la condanna del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Una storia assurda che non merita commento.

Il ruolo di Paolo Barelli non è più credibile. Barelli ha fatto l’unica cosa che non doveva fare: attaccare Malagò, quindi l’immagine attuale del CONI. 

A Losanna, sede del CIO, sono ancora basiti dopo essere venuti a conoscenza dello “schiaffo” barelliamo. Con quale faccia ci possiamo presentare per chiedere di essere valutati come soggetti credibili e autorevoli, se il numero uno del CONI, a sentire i giudici FIN, è accusato (secondo noi ingiustamente) di “comportamenti anti-sportivi”?

Se Roma e l’Italia perderanno la possibilità di giocarsi la carta olimpica, c’è, dopo ieri, solo un nome e cognome cui attributive la sconfitta “politica”: Paolo Barelli. E ironia della sorte il nuoto, insieme con l’atletica, è una delle discipline “regine” a cinque cerchi. 

Per ridurre l’impatto di questa figuraccia mondiale, che macchia la storia dello sport tricolore, c’è solo un metodo: dimettersi. E magari per un periodo occuparsi solo della LEN o di altre cariche a livello internazionale (da tempo si parla di un interesse di Barelli per la poltrona di presidente della FINA). 

Barelli che ha ottenuto in tutti questi anni risultati importanti per il mondo del nuoto, non può però più sedere in giunta CONI, né come presidente FIN, dopo quello che ha scatenato. E deve essere un gesto di “grande responsabilità morale” che gli chiediamo, proprio per cercare di tamponare una ferita che difficilmente riusciremo a recuperare, in tempi brevi, in ambito CIO. I nostri “avversari” per la candidatura olimpica solo questo aspettavano e Barelli, a torto o a ragione, gliel’ha servita su un piatto d’argento. Ci siamo ammazzati da soli proprio nel turno in cui l’Europa aveva più carte rispetto ad altri continenti. 

In questo paese bisogna tornare a parlare di valori, abbandonare gli inutili personalismi e a rispettare le istituzioni (anche alcune battute di Diego Della Valle sul premier Renzi da Giovanni Floris su LA7 non ci sono piaciute). Ecco perché, con estremo rispetto, chiediamo a Paolo Barelli di consegnare, di sua sponte, la lettera di dimissioni da presidente e membro Giunta CONI. Non può più gestire questi due ruoli istituzionali e ieri lo si è visto chiaramente. Se non comprenderà il senso di questo nostro sincero invito (visto che abbiamo a cuore l’immagine del nostro paese, che è trasversale e superiore a qualsiasi interesse personale) trasformerà la FIN in una Minas Tirith (Gondor) sportiva rievocando atmosfere e scenari godici (in perfetto stile da “Trono di Spade”).

Non si può escludere tra l’altro che anche il governo di Matteo Renzi e il sottosegretario Graziano Delrio possano intervenire nelle prossime ore per porre in atto quelle corrette attività di recupero dell’immagine internazionale del nostro mondo dello sport. 

Sempre a Barelli mi permetto poi di ricordare, in quanto ex senatore della Repubblica (e siamo stati anche candidati nel Lazio su opposte fazioni, lui nella PDL, il sottoscritto in Scelta Civica) che l’art. 21 della Costituzione tutela qualsiasi libera manifestazione ed espressione del pensiero. Non credo che Malagò non possa parlare od esprimere un giudizio o fosse anche una critica, sia da presidente Aniene e tanto più da presidente CONI


Siamo ancora in democrazia e un politico di centrodestra come Barelli dovrebbe sapere che si vince sempre confrontandosi, anche aspramente, ma mai azzerando l’avversario. Una lezione di vita politica e ci permettiamo di dire anche e soprattutto di stile. Che, ieri, dopo la sentenza, è venuto a mancare.

Un’ultima annotazione: abbiamo letto sulla testata online Swimbiz.it che la colpa di Malagò (sempre che ve ne sia una) sarebbe quella di essere presidente dell’Aniene. Non è questo però il tema. Anche perché mi pare che sia Barelli, che tanti altri presidenti federali, nel presente e nel passato, abbiano occupato anche più di una poltrona. Quindi prima di giudicare gli altri, forse bisognerebbe essere più presenti a ciò che si è stati nel passato

E lo diciamo sempre con grande rispetto dell’ex senatore Barelli. 

Adesso a lui la decisione: dimettersi da vero uomo di sport o alzare il ponte levatoio della FIN e non far entrare nessuno. Atmosfere da “Signore degli Anelli” di tolkiana memoria. Nel frattempo però lo sport e il nuoto hanno bisogno di progettualità, ma in un clima sereno, che ci sembra sia venuto, da ieri, definitivamente a mancare. E su questo credo saremo tutti d’accordo. 

Per farsi dei nemici non c’è bisogno di dichiarare guerra, è sufficiente dire solo ciò che si pensa”. Questa frase pronunciata molti anni fa da un certo Martin Luther King durante uno dei suoi interminabili discorsi in giro per l’America, è pienamente calzante per raccontare ciò che è accaduto ieri tra Paolo Barelli (presidente FIN) e Giovanni Malagò (nel suo doppio ruolo di tesserato FIN, ma soprattutto di presidente CONI). 

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Marcel Vulpis

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