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Donna (Paradigma-Law & Strategy): L’evoluzione dell’emergenza sanitaria rischia di impattare sui contratti di sponsorship

(di Massimo Donna)* – Quando a gennaio il Covid-19 ha cominciato a diffondersi in Cina, sono iniziate a fioccare le previsioni di esperti sull’impatto che il virus, e l’adozione di lockdown severi come quello cinese avrebbero avuto su vari aspetti della nostra vita, dalla produzione industriale, alla scuola, ai livelli di inquinamento. Le previsioni relative al mondo dello sport, e del calcio in particolare, almeno inizialmente furono ottimistiche. Da più parti, in Italia e all’estero, si osservava che si sarebbero potute apportare delle modifiche agli stadi per permettere il distanziamento sociale ed anche che storicamente i campionati di calcio si sono sempre svolti, anche in tempo di guerra ed altri periodi emergenziali.

Eppure, a marzo, quando il virus ha cominciato a colpire duro in Europa, neppure lo sport più amato dagli europei si è sottratto alla furia del lockdown, con la sospensione dei campionati e, solo successivamente, la ripartenza a “porte chiuse” e a stadi deserti.

L’impatto sul business sportivo, e sul calcio in particolare è stato significativo. Nel contesto italiano, in particolare, gli sponsor hanno iniziato a chiedere sconti e riduzioni sulle fee contrattuali, anche mediante l’attivazione delle clausole di forza maggiore. E se le richieste di rinegoziazione contrattuale hanno generato non pochi conflitti tra club e sponsor storici, o comunque consolidati, gli animi si sono decisamente scaldati nei rapporti con i nuovi sponsor.

Ed infatti, contratti di sponsorizzazione, magari pluriennali, negoziati quando il Covid-19 non faceva ancora paura, si sono rivelati assolutamente inadeguati a garantire un equo bilanciamento degli interessi delle parti quando lockdown severissimi sono stati imposti in Europa. Ma come si dovrebbero articolare, o ri-articolare, le pattuizioni tra club e sponsor nell’epoca del coronavirus? Le parole d’ordine dovrebbero essere flessibilità e buona fede. I contratti di sponsorizzazione sono partnership in cui la visibilità e la reputazione di entrambe le parti sono legate a doppio filo. Le parti dovrebbero convenire che l’evoluzione del Covid-19 e la sua diffusione sono delle incognite che, al momento, non trovano soluzione certa né a livello scientifico, né tantomeno a livello politico, ed agire di conseguenza.

Il virus si sta veramente indebolendo come alcuni sostengono? Ci sarà una recrudescenza in autunno e, se sì, i governi potranno permettersi di finanziare un altro lockdown con i debiti pubblici oramai alle stelle? In una situazione di tale incertezza, una pretesa degli sponsor di vedere neutralizzato il rischio di una nuova sospensione dei campionati esigendo l’inserimento nei contratti di clausole restitutorie delle fee potrebbe minare la tenuta finanziaria dei club. Parimenti, tuttavia, qualora i club pretendessero di considerare il Coronavirus una variabile indipendente che debba rimanere estranea ai contratti di sponsorizzazione, si troverebbero di fronte ad un mercato spaventato e restio ad assumere unicamente sulle proprie spalle il rischio di una nuova emergenza epidemiologica. La soluzione? In primo luogo, i contratti di sponsorizzazione dovrebbero includere delle “clausole covid” declinate con precisione analitica e bilanciate. Ma cosa succede se l’imprevedibilità dell’evoluzione epidemiologica si dimostra più fantasiosa del regolamento contrattuale, seppur analitico? La soluzione non può essere che la rinegoziazione in buona fede dei contratti. Una rinegoziazione pacata e consapevole della natura di partnership dei contratti di sponsorizzazione, e del fatto che sponsor e club vincono e perdono insieme, sia sul campo che finanziariamente. La rinegoziazione di buona fede non è solo l’unica soluzione di compromesso che permette ai contratti di sponsorship di sopravvivere alle vicissitudini del coronavirus, ma, secondo gli ultimi orientamenti giurisprudenziali, anche un vero e proprio dovere in capo alle parti di contratti in cui il bilanciamento dei rapporti e interessi delle parti è stato significativamente impattato dal Covid-19 (seppure nessuna pronunzia giudiziale specifica è stata resa con riferimento ai contratti di sponsorizzazione, fino ad ora). Resterà da vedere se club e sponsor abbracceranno questa soluzione di buona fede o si arroccheranno su posizioni utilitaristiche di breve termine, che nel lungo periodo non potranno che danneggiare il settore.

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