Barbaro (ASI): Lo sport partecipi al vento di cambiamento del paese

L’Asi reclama un nuovo ruolo per
gli Enti

Riteniamo,
infatti, che l’evidente degenerazione del sistema della promozione sportiva,
ostaggio di logiche esclusivamente numeriche, sia inaccettabile; assistervi
passivamente – ancorché in una posizione di vantaggio – produrrebbe danni per
tutto il sistema sportivo.
Se a questa considerazione,
dura ma realistica, aggiungiamo la consapevolezza che gli Enti di promozione
sportiva rappresentano un’anomalia tutta italiana, che aveva una sua ratio
quando ciascuno di loro aveva un preciso riferimento socio-politico (l’Asi, ad
esempio, come erede della cultura sportiva del Centro Sportivo Nazionale
Fiamma, conserva ancora – anche culturalmente – una forte impronta
“Conicentrica”), il quadro si completa.

Oggi gli Eps sono 15 e fanno tutti le stesse cose.Ma il punto non è
soltanto questo: limitandoci a sottolineare quest’anomalia, infatti, metteremmo
soltanto in moto un meccanismo di captatio
benevolentiae
che sicuramente ci renderebbe simpatici a molte Federazioni
Sportive, ma non coglierebbe il segno.
Noi vogliamo,
invece, denunciare le degenerazioni di un sistema sempre più assuefatto alla
logica della mercificazione e sempre più omologato. Pertanto, a nostro avviso è
necessario

Dare nuova linfa al ruolo della promozione sportiva e reimpostare i
rapporti con tutti gli attori del mondo sportivo, comprese le Fsn
.

 Commisurare il
sostegno pubblico, di cui anche gli Eps beneficiano, alla loro reale attività e
funzionalità sociale
 

A.  
EPS-FSN: UN
RAPPORTO DA CHIARIRE

L’Asi dà un coraggioso esempio

L’insieme degli Eps è dominato da una
logica mercantile, evidente nella stipula di convenzioni tra le Federazioni non riconosciute dal Coni e gli Eps, che finiscono per trasformare questi ultimi in
meri distributori di tessere (pronti ad azzannarsi l’un l’altro) e in un ricettacolo
di tutto ciò che non trova spazio nelle Fsn. Tali convenzioni distorcono intenzionalmente,
a scopo economico, il meccanismo che dovrebbe ricondurre il tesserato che
pratica una specifica disciplina sportiva nel contesto federale di riferimento
e creano confusione, disorientamento e dispersione di energie e di risorse
economiche.
Tutto
questo accade perché, nonostante lo Statuto del Coni e il Regolamento degli Eps
siano ben chiari, la distinzione dei ruoli tra Fns ed Eps fatica ad emergere,
divenendo nel migliore dei casi sovrapposizione, nel peggiore concorrenza
illegittima.
Rispetto
alla realtà appena descritta, avendo l’Asi intrapreso un percorso di coerenza
iniziato con la sua uscita dal Coordinamento degli Eps, pur consapevole di
poter subire dei danni economici, ha deciso che

1.   
Entro
il 2015, tutte le organizzazioni non riconosciute dal Coni che si occupano di
attività disciplinate da Fsn riconosciute e che hanno un rapporto con il nostro
Ente, dovranno rendersi disponibili ad un confronto con queste

2.    
In
mancanza del confronto con le Fsn, l’Asi risolverà immediatamente il rapporto con
le Federazioni non riconosciute con le quali ha rapporto

Vogliamo risolvere questa clamorosa
contraddizione, denunciando apertamente questa irregolarità (che è anche nostra,
visto che le attuali norme del Coni impediscono agli Enti di intrattenere
rapporti con le organizzazioni concorrenti delle Fsn) e impegnandoci a sanarla,
a dimostrazione di un modo diverso di concepire il ruolo di Ente. Un modo
condizionato dalla ferma volontà di non sacrificare le nostre idee per
questioni di numeri. Al coordinamento degli Eps, al Coni e alle Fsn lasciamo le
debite conclusioni.

C. COME IMMAGINARE IL FUTURO

Le proposte dell’Asi per il rinnovamento

Asi
è evidentemente partecipe di questo sistema distorto degli Eps (la competizione
ce lo impone). Eppure, nonostante la sua consistenza sia più che confortante e possa
sicuramente garantirle entro la fine del 2014 una tra le prime quattro
posizioni di questa effimera graduatoria – verso la quale non prova nessun
interesse -, l’Asi continua nel suo modo di intendere e migliorare lo sport,
anche se dovesse essere il solo Ente a pretendere chiarezza.
Il
risanamento di queste degenerazioni passa secondo noi non solo dalla denuncia di
prassi non lecite di cui abbiamo parlato poc’anzi, ma anche dalla revisione del
rapporto Eps-Fsn, impostandolo sui principi della complementarietà e non della
contrapposizione, con l’augurio che proprio queste possano diventare le
migliori alleate nel riaffermare il vero volto dello sport. Per raggiungere
tale obiettivo, a nostro avviso sarebbe necessario:

1.    Ristabilire propedeuticità e complementarietà degli Enti rispetto alle
Federazioni

2.     Rivedere il principio della doppia affiliazione (Fsn-Eps), in
ottica di una chiara divisione funzionale tra Eps e Fsn nel panorama sportivo
italiano

3.     Contribuire alla revisione del Regolamento degli Enti di
promozione sportiva

4.     Rivedere
globalmente i criteri che determinano la quota annuale di contributo pubblico agli
Eps, superando quella logica dei numeri che li porta a ricercare una
consistenza che, il più delle volte, rischia di dimostrarsi effimera e alterata

5.     Adottare un modello di sostegno agli Enti che premi la reale
attività di promozione da loro posta in essere, concependola non solo come
incontro tra la persona e l’attività motoria, ma anche come anticamera di un
percorso sportivo che possa condurre all’attività agonistica, quindi federale.

Una rimodulazione dei
rapporti tra Enti e Federazioni secondo queste direttrici consentirebbe,
peraltro, una diversificazione funzionale tra i soggetti e consentirebbe ai
primi di svolgere appieno quel ruolo di ponte tra il Coni ed il tessuto
sociale, che li configura come interfaccia dello sport al di fuori delle mura
del Foro Italico, tra i cittadini che non trovano nelle Federazioni la risposta
alla domanda di sport, inteso come elemento che arricchisce il vivere
quotidiano, scevro dalla dinamica competitiva.

D. PARLIAMO DI NUMERI

L’Asi
rifiuta la logica dei numeri

Per
completare un progetto di risanamento del sistema, che prenda le mosse dal
particolare per arrivare al generale, occorre anche scardinare la logica dei numeri.
l registro delle ASD tenuto dal Coni è diventato un termometro importante dello
stato di salute del volontariato sportivo. I dati ci dicono che:+

1.  
Più del 60% delle
ASD iscritte a tale registro è riconducibile agli EPS

2.  
Una percentuale
di queste associazioni iscritte, in una misura di poco inferiore al 50%,
pratica attività in contrasto con le discipline ufficiali. Si tratta quindi di
migliaia di sodalizi.
 

Sono
numeri inquietanti, sulla base dei quali vengono erogati contributi pubblici e sulla
base dei quali, di conseguenza, rischiano di configurarsi profili di illiceità
e un danno erariale. Bene farebbe il Coni ad affrontare con doveroso rigore il
problema, evitando che le risorse pubbliche possano venire sperperate e/o
erroneamente impiegate.
Non
si vuole mettere in discussione il dettato costituzionale della libertà di
associazionismo: è sacrosanto e deve essere tutelato. È altrettanto doveroso,
tuttavia, impedire che queste cifre producano una distorsione del sistema
sportivo, concorrendo a determinare l’erogazione da parte del Comitato Olimpico
di contributi falsati. Massima libertà a queste associazioni, ma al di fuori
del sistema sportivo, o quantomeno in maniera corretta e trasparente
all’interno di questo.

E. LO SPORT PARTECIPI AL VENTO
DEL CAMBIAMENTO

L’Asi crede che anche lo sport debba fare la
sua parte nell’Italia che cambia

Per
l’Asi – che anche per queste ragioni ha deciso di abbandonare il Coordinamento
degli Eps – è iniziato un nuovo percorso, in cui la prima meta è stata dare una
nuova connotazione al ruolo di Ente di promozione sportiva, attraverso le
azioni sin qui ricordate, finalizzate a riportare lo sport protagonista della
vita di ognuno.
Tuttavia,
le nostre argomentazioni non possono prescindere da un confronto chiaro e
diretto con le Federazioni che oggi, con spirito collaborativo, dovrebbero
promuovere quel cambiamento del sistema sportivo italiano non più rinviabile,
anche in nome del valore e del rispetto 
nei confronti del sostegno pubblico di cui ci avvaliamo, giustamente
posto sotto i riflettori mediatici nelle ultime settimane.
Alla
cogente necessità di trasparenza è doveroso fornire risposta, ampliandone anche
il senso a 360° verso altri scenari decisamente poco chiari, come l’inquietante
monopolio dell’impiantistica sportiva pubblica detenuto da alcuni Eps, in
ragione di rapporti politici consolidati che pongono seri dubbi su alcune
dinamiche locali ormai cristallizzate.
Il
mio auspicio, pertanto, è che da queste parole, che vogliono rappresentare il
nostro messaggio politico, possa nascere un nuovo corso capace innanzitutto di farci
raccogliere idee e metterle a disposizione di tutti, facendo sì che la voglia
di migliorare lo Sport ci aiuti a superare ogni ostracismo e diffidenza
ingiustificata.
Claudio Barbaro

L’ASI, ente di promozione sportiva guidato dalla sua fondazione dal presidente Claudio Barbaro, reclama un nuovo ruolo per gli “enti” e, nelle ultime ore, ha inviato una lettera “programmatica” di denuncia, ma anche finalizzata a dare centralità agli EPS. Sporteconomy pubblica il testo integrale della lettera inviata al presidente Paolo Barelli (FIN).

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