Albertini lasciato per strada dai 9 club di A. Forse meglio appoggiare, a questo punto, Tavecchio. Il rischio finale e’ di una polpetta avvelenata.

Andiamo a leggere il contenuto della nota e scopriamo, con stupore, che sono gli stessi club che appoggiano il rivale di Tavecchhio. Per intenderci Juve, Fiorentina, Roma e compagnia cantante, che, fino a ieri, professavano grande amore per il “nuovo che avanza” (Demetrio Albertini). Gli chiedono di fatto di farsi da parte, insieme al suo rivale. Che possano chiederlo a Tavecchio, ci sta pure. Non lo vogliono ed è chiaro, ma che lascino Demetrio in un guado questo non è bello, nè un gesto di estrema correttezza visto che era il loro candidato unico.

Insomma prima l’hanno fatto vestire, twittare e girare in lungo e largo per l’Italia e poi l’hanno lasciato a piedi per strada senza il loro appoggio fino alla fine (ovvero alla data dell’assemblea elettiva dell’11 agosto). Se questo è il nuovo modo di gestire il calcio, di presentarsi ed avere relazioni, a partire da quelle con il proprio candidato, ci aspetta, in serie A, un futuro radioso. Scusate l’ironia.
Agnelli, Pallotta, Della Valle e gli altri compagni di cordata avendo capito, che anche dopo lo tsunami mediatico rovesciatosi sul povero Tavecchio, ormai più vittima che carnefice (sui principali motori di ricerca è tra le parole chiave più cercate insieme ad Ebola e Gaza), quest’ultimo aveva, democraticamente parlando, il consenso di oltre il 60 per cento (e questo dovrebbe far riflettere questi signori sulla debolezza della candidatura di Albertini – cioè neppure dopo questa gaffe che avrebbe atterrato un rinoceronte – l’ex calciatore del Milan ha saputo aggregare o recuperare voti). Quindi è impossibile da abbattere nell’urna. L’unica chance è giocarsi (per Roma, Juve, Fiorentina e soci) la partita del commissariamento, sperando, insieme con chi lo nominerà (il CONI), che possa più essere vicino ai loro interessi che a quelli della cordata di Tavecchio.
Insomma una riedizione, riveduta e corretta, della lotta tra Guelfi e Ghibellini in salsa calcistica. Mario Macalli numero uno della Lega Pro, ieri, in sede di presentazione del calendario di B, ha promesso il 12 agosto (il giorno dopo l’assemblea elettiva FIGC) persino il “giorno del giudizio” (in una veste insolita di Nostradamus calcistico), Abodi è l’unico, invece, che è pronto, tipo “buon padre di famiglia”, a ricucire gli strappi, ma non capisce anche lui perché Giovanni Malagò, numero uno del CONI (organo super partes per eccellenza), continui a parlare di “sorprese” dell’ultimo minuto. Ormai è un calcio modello “Circo”, quindi giusto (forse) aspettarsi l’attrazione finale a fine serata.
Vogliamo essere sinceri? C’è, piuttosto, da “schifarsi”. Un livello così basso nel calcio italiano non lo si era mai toccato. Nessuno può dire all’altro di essere superiore. Nessuno, credetemi.
 
C’è solo da sperare che questo 11 agosto passi velocemente e che la nuova squadra di Tavecchio parta, a spron battuto, con una serie di importanti riforme per migliorare un settore ai minimi storici. Rispondendo, con i fatti (questi sì), alla macchina del fango che l’ha investito in quest’ultimo mese. Ad Albertini, che è comunque una brava persona, due consigli operativi per il futuro: scelga meglio i compagni di cordata, perché questi l’hanno lasciato per strada e non gli hanno fatto fare una bella figura.
Ieri, poi, l’abbiamo visto parlare per alcuni minuti all’assemblea di Lega B a bassa voce e con gli occhi schiacciati sul pavimento. Non è il massimo e, sicuramente, non è un atteggiamento da leader (presente o futuro). Deve capire cosa vuole fare da grande. Magari volare un pò meno alto e scegliere un club di calcio, dove ripartire per dimostrare di essere utile a questo mondo del calcio professionistico.

E l’11 agosto, dopo il “tradimento” di ieri dei 9 club, voti Tavecchio e con lui costruisca una governance migliore in Federcalcio. Farebbe un grande gesto di intelligenza politica e dimostrerebbe che si può ancora investire sulla sua immagine. Se si unisse l’operosità lavorativa di Tavecchio alla sua persona non sarebbe proprio una FIGC da buttare e tanto meno da commissariare (come vorrebbero in molti a Roma e non solo). Il tempo per pensarci caro Albertini c’è: si faccia “furbo” (nel senso buono della parola) e abbandoni i suoi ex amici, che tanto amici poi mi pare che non sono. Certamente se si arrivasse al commissariamento non sarebbe sbagliato parlare di vero e proprio “Colpo di Stato” calcistico o peggio ancora di “polpetta avvelenata”.

(di Marcel Vulpis) C’è molta confusione, e ancor meno idee, nel mondo dello sport italiano. Ieri, l’ultima mossa a sorpresa: nove club di A, attraverso un comunicato congiunto, hanno chiesto il commissariamento della FIGC e il ritiro di entrambe le candidature (quelle di Carlo Tavecchio e Demetrio Albertini).

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Marcel Vulpis

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