Calcioscommesse: il caso Fontana su Formiche

Calcioscommesse: il singolare “caso Fontana”
21/11/2012 | 
La giustizia sportiva è tutta da rifare, e finchè non lo sarà non si potrà mai capire effettivamente chi è innocente o colpevole.
Vedere Sculli e Mauri (due calciatori italiani molto popolari), alla 13ma giornata di campionato, presentarsi davanti alla procura federale, fa riflettere e tanto. E’ chiaro che questa giustizia sportiva ha dei buchi nel sistema grandi quanto una casa, oltre ad essere totalmente scollegata da quella ordinaria. Per non parlare del divario temporale tra i due diversi ordinamenti.
 
E’ stato sufficiente, per esempio, che un pentito (Gervasoni) parlasse di un sentito dire (di secondo livello, ovvero il “de relato” del “de relato”), che un portiere (Alberto Fontana), convocato quasi per caso in una partita inutile di Coppa Italia, finisse dritto per dritto nella lista dei “cattivi”. Eppure questo atleta, che si è sempre espresso per comportamenti irreprensibili dentro e fuori del campo (pochi giorni prima di essere chiamato in causa per il primo livello di giudizio era ad insegnare in una scuola calcio per bambini in provincia di Novara), è finito in un “tritacarne” mediatico, dove, alla fine qualche colpevole dovrà pur finire nella lista dei reietti. E così, dopo una testimonianza diretta in aula, degna di un libro “Cuore”, gli è stata ingiustamente confermata la sentenza di colpevolezza. A testa bassa si è ripresentato lo scorso 12 dicembre davanti al TNAS e da più di nove giorni cerca di sapere se rimarrà all’inferno, macchiato da una colpa che non gli appartiene o se potrà finalmente urlare la propria innocenza e tornare soprattutto a giocare.
 
Il caso Fontana, segue quello di Shala, giocatore kosovaro, finito nella lista dei colpevoli, perchè sempre Gervasoni lo ha consegnato, nei mesi scorsi, agli inquirenti come un giocatore albanese che si sarebbe venduto una partita. Peccato, però, che di albanese aveva poco veramente. Praticamente salvato da un passaporto. Altrimenti sarebbe nella stessa condizione di Alberto Fontana.
La giustizia sportiva è tutta da rifare, e finchè non lo sarà non si potrà mai capire effettivamente chi è innocente o colpevole.
Indubbiamente pare singolare il sistema della giustizia sportiva soprattutto dove ricalca per le prime due fasi di giudizio, pacificamente di “merito” ed in ambito federale, l’impostazione del processo penale, nel cui ambito la pubblica accusa è rappresentata dal Procuratore Federale o da un suo sostituto; mentre la terza fase si svolge innanzi al Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport con la scomparsa della figura della Pubblica Accusa e con l’introduzione, in sua sostituzione, del legale della Federazione, quasi che in ambito sportivo, nell’ultimo grado di giudizio il ruolo della pubblica accusa sia affidato ad un “tecnico” privato.
 
Nel frattempo ci auguriamo che un po’ di giustizia ci sia anche nell’ordinamento sportivo e che almeno il TNAS riconosca al povero Fontana una innocenza che non ha mai perso (nè prima in campo, nè oggi ancora di più), ma che rivendica fortemente, perchè la società attuale è dura e una accusa del genere, se fosse confermata, distruggerebbe un’intera carriera.

Nuovo editoriale su Formiche, questa volta dedicato al tema “caldo” dello scandalo Calcioscommesse. L’attenzione questa volta è caduta sul caso del portiere del Novara, Alberto Fontana, ingiustamente considerato fino ad oggi colpevole dalla procura federale. 

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Marcel Vulpis

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