La riforma dei campionati a 90 minuti/RAI
Il calcio italiano è schiacciato dai debiti e da una crisi economica perdurante. Questi due aspetti stanno impattando negativamente sui bilanci dei club professionistici delle tre leghe (serie A, B e lega Pro). Soprattutto nel calcio di provincia questa fotografia è ancora più delineata. Fare “impresa” nel calcio è sempre più difficile e i ricavi non coprono a fine stagione i costi sostenuti nel corso del campionato. Per arrivare a un calcio più sostenibile si pensa di arrivare, in tempi brevi, a una vera e propria riforma dei campionati – a partire dalla Lega Pro che negli ultimi 4 anni è passata da 90 a 69 club. La ex C1 e C2 vuole arrivare entro il 2014/15 a tre gironi da 20 per un totale di 60 squadre. Oggi paghiamo gli errori compiuti a livello di programmazione e progettualità negli ultimi 20 anni. Non c’è spazio (forse) per tre Leghe e di sicuro serve l’applicazione di un “tetto salariale”, perchè il rapporto tra ricavi e salari in Italia (se parliamo per esempio di serie A è del 75%). Troppo soprattutto in una economia, come quella italiana, in piena recessione/stagnazione. Si è parlato ieri di riforma dei campionati nella puntata di “90 minuti”/RAI (all’interno della rubrica “Affari e Sport”) condotta da Enrico Varriale. Presenti in studio il presidente della Lega serie B, Andrea Abodi, e il direttore dell’agenzia Sporteconomy.

