Calcioscommesse – Il caso Fontana: sei parole per zero riscontri
Il lettore deve sapere che, a carico del numero uno del Novara, ci sono appena sei parole pronunciate dal pentito Carlo Gervasoni, in data 27 dicembre 2011, innanzi al PM di Cremona: “..Tra i quali il portiere Fontana”. A fronte di queste sei parole non c’è stato alcun riscontro oggettivo, nessun accertamento, niente di niente. Eppure dopo due appelli questo tesserato deve ancora cercare di dimostrare, suo malgrado, la propria innocenza. Un caso, quello di Fontana che fa gridare allo scandalo. Lo scandalo di una giustizia sportiva troppo scollegata rispetto a quella ordinaria, con tempi brevissimi di analisi e ancor più di decisione. Ma ciò che più lascia “attoniti” è la circostanza che le sei parole pronunciate dal pentito non sono neppure l’elaborato mentale del pentito in esame. Carlo Gervasoni infatti ha appreso di questa circostanza da uno/due soggetti latitanti zingari Gegic (attualmente ancora latitante) e/o Ilieski persone entrambe ricercate dalla Procura di Cremona.
(di Marcel Vulpis) Alberto Fontana è stato condannato dalla giustizia sportiva federale a 3 anni e 6 mesi di squalifica in relazione alla partita di Tim cup (ex Coppa Italia), Chievo Novara, dell’ottobre 2010. Dopo il caso Shala da noi segnalato e risultato successivamente innocente con formula piena, da diversi mesi abbiamo acceso i riflettori sul nuovo caso di Fontana. All’epoca dei fatti contestati era il terzo portiere della squadra piemontese, appena approdata nel “salotto buono” del calcio italiano.

