AIGOL sfida gli editori della carta stampata sul tema dell’equo compenso
La legge sull’equo compenso dei giornalisti, che aveva trovato al Senato una corsia “preferenziale”, è stata di recente stoppata dal Governo in sede di Commissione Lavoro.
Il vice-ministro Michel Martone, si è giustificato parlando di approfondimento e di alcuni emendamenti che si vorrebbero inserire nel testo approvato dalla Camera dei Deputati.
La legge sull’equo compenso è indispensabile per migliorare la situazione economica della stragrande maggioranza dei giornalisti “fuori dalle redazioni” (genericamente definiti come freelance). Spesso questi compensi sono irrisori, oltre che mortificanti. La situazione economica del Paese, aggravata anche dalla riduzione dei contributi pubblici per l’editoria, ha fatto sì che gli editori stiano applicando una strategia al “massacro”, proprio nei confronti delle categorie più deboli: i free-lance.
Stanno aumentando infatti le riduzioni d’ufficio dei compensi (tra l’altro mai concordate) e i tempi per i pagamenti stanno superando mediamente i 120 giorni, anche dove il freelance collabora esternamente con testate quotidiane, fino ad arrivare alla nuova moda di pezzi commissionati (e poi lasciati in stand-by per mesi all’interno delle redazioni).
La legge sull’equo compenso dei giornalisti servirebbe pertanto a “riavvicinare” i freelance a logiche di mercato ormai lontane anni luce e a potersi riappropriare di diritti tutelati. Si tratta di mettere in campo regole certe per un lavoro autonomo a livello professionale. Ma, soprattutto, ridare dignità a professionisti (giovani e meno giovani), che meritano di essere pagati il giusto e di non vedersi sfruttati per pochi euro a pezzo.
Come AIGOL possiamo solo sottolineare che il concetto di “equo compenso” deve essere il principio base di qualsiasi settore merceologico, ma diventa imprescindibile dove c’è alla base del lavoro una opera intellettuale.
Ci sembra che, come spesso avviene in questo Paese disastrato, anche questo tema sia stato messo in soffitta in attesa di tempi migliori (o di un Governo che se ne occupi, sempre che ce ne sia la volontà post elezioni del 2013).
Questo atteggiamento governativo ci sta stretto e abbiamo così deciso di lanciare una “sfida” per dimostrare quanto sia grave l’aspetto dell’equo compenso nel mondo dei giornali.
Ecco perchè AIGOL chiede a tutti i giornali che ricevono contributi pubblici per l’editoria (praticamente la quasi totalità) di pubblicare in fondo a ogni pezzo elaborato anche il prezzo pagato al singolo collaboratore freelance.
Questa operazione promossa dall’AIGOL raggiungerebbe una serie di obiettivi:
a) trasparenza in senso assoluto da parte degli editori italiani
b) trasparenza e rispetto nei confronti del lettore-tipo (deve sapere per esempio che una inchiesta può valere anche appena 5 euro)
c) sensibilizzazione, più in generale, dell’opinione pubblica sul tema dell’equo compenso.
d) attività di lobbying nei confronti delle istituzioni (il governo di fronte alla pubblicazione di determinati dati non potrà più chiudere gli occhi)
Se tra un mese esatto, dalla data di questa lettera, non saremo venuti a conoscenza dei prezzi pagati in media in Italia ai singoli collaboratori esterni, pubblicheremo come AIGOL una interessante ricerca della Associazione Stampa Romana (consulta freelance) dove appare il valore delle misere “prebende” elargite dai diversi editori al parterre dei collaboratori esterni, vera spina dorsale dell’informazione giornalistica.
La pubblicazione di questi dati getterà un’ombra inquietante sul sistema dei pagamenti delle collaborazioni giornalistiche nel nostro Paese. Crediamo che pagare, come già avviene, un pezzo 5 euro sia una cosa vergognosa per chi eroga questa somma e un’umiliazione per chi (purtroppo) la riceve. Proprio per questo AIGOL è pronta a lanciare una battaglia di opinione sul tema dell’equo compenso, visto che le diverse sigle sindacali non sono (al momento) iper attive e anche il governo non lo vive come una priorità.
L’equo compenso non è soltanto un problema economico (quello è l’aspetto finale), ma soprattutto un fattore etico, da valorizzare in un Paese che si considera moderno.
Marcel Vulpis – presidente Associazione Italiana Giornali onLine

