Editoria – Pallone Criminale, il libro sui legami tra mafie e calcio
Sintesi
Le inchieste giudiziarie sul
calcioscommesse sono solo la punta di un iceberg. Da anni, ormai, le mafie
hanno messo le mani sul pallone italiano. Da Nord a Sud, dalla serie A ai campi
di periferia, gli incroci pericolosi tra l’industria più liquida e lo sport più
popolare del nostro Paese emergono da decine di indagini e rapporti di
magistratura e forze dell’ordine. Il libro di Simone Di Meo e Gianluca Ferraris
– ricco di materiale investigativo inedito, di incontri e di racconti – le
mette in fila, evidenziando come la penetrazione della malavita organizzata nel
calcio sia ormai assimilabile a qualsiasi altro business criminale.
Sponsorizzazioni fittizie,
partite truccate, puntate clandestine, presidenti prestanome, ultras collusi,
legami pericolosi con i calciatori, centri scommesse di copertura: tutti
strumenti utili a riciclare enor- mi somme di denaro. A testare le alleanze tra
i clan italiani e quelli stranieri. E a creare, soprattutto nel Mezzogiorno,
bacini di consenso fondamentali.
Un
racconto documentato e scioccante, dal quale emergono l’immagine di un calcio
quasi completamente privo di anticorpi e quella di una criminalità
spregiudicata e, come sempre, abilissima nel creare sfere di influenza e
penetrare i grandi poteri economici.
Simone Di Meo
Giornalista, collabora con Il
Giornale, Il Sole 24 Ore e Pa- norama. Vive e lavora a Napoli, dove è nato nel
1980. Ha scritto per Il Tempo, Antimafia Duemila, Roma e Cronache di Napoli. Ha
raccontato l’evoluzione della criminalità organizzata napoletana in L’impero
della camorra (Newton Compton, 2008) e le sanguinose guerre tra clan in Faida
di camorra (Newton Compton, 2009). Ha descritto l’escalation di violenza dei
Casalesi nella provincia di Caserta in Attacco allo Stato (Forumitalia edizioni,
2009) e si è occupato delle biografie dei padrini della malavita napoletana con
la raccolta in dodici uscite Vita da cattivi (Forumitalia edizioni, 2006-2011).
Con Giuseppe Iannini è autore di Napoli in cronaca nera (Newton Compton, 2010).
Gianluca Ferraris
Giornalista
di Panorama, nato a Genova nel 1976, vive a Milano. Segue dall’inizio le
indagini su Scommessopoli e ha già pubblicato diverse inchieste sulle
infiltrazioni della criminalità organizzata nel mondo dell’azzardo. Questo è il
suo terzo libro dopo il romanzo noir Gioco Sporco (Dalai, 2011) e, con Ilaria
Molinari, il reportage sulle cliniche-truffa Le cellule della speranza
(Sperling & Kupfer, 2011), nato da un’inchiesta vincitrice del premio
giornalistico europeo sulla salute e i diritti del malato.
Alcune cose che troverete nel libro
I numeri (p. 53) Le scommesse sul calcio, secondo l’ex capo sicurezza Fifa
Chris Eaton e alcuni giudici che stanno seguendo il fenomeno, ammontano in
Italia a 12 miliardi l’anno, ma il 70% di questa somma passa attraverso canali
illegali, dal totonero ai flussi esteri che raggiungono i grandi bookmakers
asiatici. I
numeri confermano i timori degli addetti ai lavori, evidenziando una crescita
esponenziale per quanto riguarda le segnalazioni di operazioni sospette nel
settore dei giochi, connesse ad attività di riciclaggio. Nel 2011, secondo il
bollettino elaborato dall’Unità di Informazione Finanziaria di Bankitalia, sono
state 133, il 27 per cento delle 492 segnalate da operatori non finanziari: una
crescita del 291 per cento rispetto alle sole 34 del 2010. A livello mondiale
il fenomeno vale fino a 460 miliardi di dollari l’anno.
L’ultima intervista a Carlo Petrini (p. 103) Petrini, ex calciatore condannato
per il primo scandalo calcioscommesse e in seguito scrittore di denuncia che ha
puntato il dito sui tanti mali del pallone italiano, è morto nell’aprile 2012.
In questa intervista, concessa agli autori a gennaio, dopo la seconda tranche
degli arresti di Cremona, confronta gli arresti e il sistema di allora con quelli
di oggi. E spiega: «Se qualcosa è cambiato, è cambiato in peggio. Ormai anche
le scommesse sono un affare di alto livello per le mafie».
Intervista a Declan Hill (p. 109) Hill, giornalista e scrittore, si
occupa da quasi un decennio di partite truccate in tutto il mondo: è stato il
primo a rivelare, nel 2008, il ruolo della criminalità asiatica nei tentativi
di combine, e a preannunciare il suo imminente tentativo di condizionare anche
il campionato italiano: cosa puntualmente avvenuta a partire dall’anno
successivo. In questa intervista, la prima concessa a giornalisti italiani dopo
Scommessopoli, spiega perché lo scandalo si sarebbe potuto evitare e perché
l’azione di contrasto così com’è resta inefficace.
Doping
Il fenomeno in Italia vale oltre un miliardo l’anno, soldi che finiscono quasi
tutti in pancia alla criminalità organizzata. E sebbene il calcio non
rappresenti il primo mercato di riferimento per questo business criminale, si
tratta comunque di un ottimo terreno di caccia per le mafie italiane, di solito
in combutta con quelle dell’Est. Come risulta dall’inchiesta, che questo libro
rivela in anteprima, condotta da un’importante procura del Nord
Italia che però ci tiene a mantenere sull’argomento il più stretto riserbo. Nel
fascicolo (per ora aperto contro ignoti, ma c’è la certezza fondata di un
coinvolgimento della ’ndrangheta) sono finite alcune intercettazioni
telefoniche e ambientali che, partendo da un traffico di sostanze destinato ad
alcune palestre cittadine che a loro volta facevano da paravento per gli
investimenti delle ’ndrine, hanno portato gli inquirenti a un passo da alcune
società di calcio professionistiche e da alcune prestazioni «strane» osservate
nel corso del campionato 2011-2012.
L’elenco di tutte le partite incriminate finite nel mirino delle
procure italiane dal 2009 a oggi (p.265)
L’elenco dei precedenti scandali, in Italia e nel resto del mondo
(p.289)
Camorra&Scommesse I clan della camorra fanno
affari d’oro con le scommesse. E non solo grazie alle soffiate sicure che
arrivano loro dai giocatori corrotti o amici dei boss. Il vero business è la
gestione dei corner e delle agenzie di betting. I verbali inediti dei
collaboratori di giustizia Salvatore Belviso e Giuseppe Di Nocera, un tempo
affiliati alle cosche di Castellammare di Stabia e di Torre Annunziata, svelano
i retroscena della «scalata ostile» dei padrini della malavita a Intralot,
società tra le più importanti d’Italia per la raccolta delle scommesse, le cui
agenzie in provincia di Napoli sono tutte nelle mani di camorristi. I verbali
del pentito Maurizio Prestieri, ex boss di Secondigliano, rivelano invece com’è
che funziona la «partita doppia» delle scommesse della camorra e come fanno i
boss, acquistando le ricevute dai fortunati vincitori, a proteggere i loro
milioni sporchi.
La
Piovra in Sudamerica
Ma non è tutto. Un’indagine top-secret della Direzione distrettuale antimafia
di Napoli ha rivelato che il potente clan D’Alessandro, egemone nella provincia
sud di Napoli e a Castellammare di Stabia, in particolare, avrebbe avvicinato
l’ex allenatore dell’Inter Hector Cuper (indagato) per ottenere soffiate sicure
su partite della Liga spagnola e del campionato argentino. A fronte di un
pagamento di una maxi-tangente da 200mila euro, Cuper però avrebbe rifilato ai
camorristi delle notizie-bufala che avrebbero mandato su tutte le furie
l’organizzazione camorristica, che avrebbe inviato in Spagna due scagnozzi per
minacciare Cuper.
partita allo stadio, soprattutto a Napoli, può diventare un’esperienza assai
rischiosa. Lo rivelano i pentiti Emiliano Zapata Misso e Giuseppe Misso jr a
proposito dei rapporti, tutt’altro che innocenti, tra le frange più estremiste
del tifo organizzato e i boss della camorra. «Tutti gli striscioni esposti allo
stadio sono espressione dei clan della camorra», hanno riferito a verbale i due
collaboratori di giustizia. Sostenendo che se qualche ignaro spettatore si
fosse permesso di occupare i loro posti in curva sarebbe stato «buttato giù»
dagli spalti

