Eventi – Il futuro dell’impiantistica sportiva italiana
fonte: ITALIAOGGI
“L’Italia pronta a seguire i
modelli stranieri nell’impiantistica sportiva”
Naming
e gestione privata basi per generare nuovi ricavi per i club di calcio
tricolori
di Marcel Vulpis
Il
mondo dello sport italiano e dell’impiantistica cerca nuove strade e idee per
uscire dalla crisi, ma soprattutto per porre le basi di un nuovo modo di fare
intrattenimento. Tutti i principali soggetti impegnati nel settore chiedono a
gran voce, e lo hanno sottolineato di recente anche nel corso del workshop “Gli
impianti sportivi per le economie del territorio: l’emergere di nuove
competenze” (promosso da Rcs Sport e SDA Bocconi), una programmazione vincente
nella costruzione degli stadi del futuro.
In
Germania e Inghilterra la media spettatori è superiore al 90%, in Spagna al
70%, mentre negli impianti tricolori la capacità di riempimento non supera la metà
dei posti disponibili. Le nostre strutture sono progettate in un’ottica
edilizia, senza considerare che gli impianti del futuro dovranno essere
flessibili e multifunzione.
Sempre
dall’estero arrivano gli esempi vincenti di colossi dell’intrattenimento come
Aeg Europa, che possiede 11 impianti sportivi dai quali ricava 4 miliardi di
euro, solo attraverso cessione dei diritti di nome delle strutture (per esempio
O2 per le arene di Londra e Berlino). In Italia invece ancora non si conosce il
naming sponsor del nuovo stadio della
Juventus e l’unico club a poter vantare un accordo similare è il Siena calcio,
grazie all’operazione stretta con il Monte dei Paschi di Siena (lo stadio
Artemio Franchi è stato ribattezzato Mps arena).
La
gestione degli stadi condotta dai privati ha garantito tra l’altro nel calcio
statunitense (la Major league soccer) una crescita delle partnership economiche
da 35 a 350 milioni di euro nel giro di pochi anni. In Italia, al di là dei
proclami di autonomia dello sport rispetto al mondo della politica, è ancora
quest’ultima a poter ridare ossigeno ai sogni, ma soprattutto alle casse dei
club. E’ il caso della legge sugli impianti sportivi da troppi mesi ferma ai
box della commissione cultura della Camera dei deputati.
“Abbiamo
delle possibilità di approvare la legge, anche se ci sono delle resistenze che
non riesco a capire”, ha spiegato Claudio Barbaro (relatore del disegno della
legge e deputato di Futuro e libertà per l’Italia). “Questa proposta di legge è
nata sotto degli auspici sbagliati: era considerata necessaria per candidare
l’Italia ad ospitare gli Europei del 2016, ma dopo un anno dal fallimento siamo
ancora al palo. Oggi abbiamo due obiettivi, collegare ogni impianto allo sport
di base e armonizzare le norme per facilitare la costruzione di nuovi stadi di
proprietà”.
Nei giorni scorsi a Roma si è tenuto un workshop sul tema dell’impiantistica sportiva, promosso da Rcs sport e dalla SDA Bocconi.

