Calcio – Crimi e Abete parlano della Legge sugli Stadi
“L’effetto stadio è fondamentale per i conti dei club. Ma la legge non è semplice da far approvare perchè complessa e perchè impatta sul territorio. È stata approvata al Senato all’unanimità e dal maggio scorso è ferma alla Camera. Sicuramente perchè può essere migliorata e, dopo i ballottaggi, sarà nuovamente incardinata alla Commissione Cultura. Serve una forte sinergia con le istituzioni sportive e tutte la parti politiche affinchè i singoli presidenti non chiedano ognuno qualcosa ai parlamentari. Bisogna avere una visione condivisa. Le strade sono due: o entro quest’anno la legge passa alla Camera, oppure per non restare a mani vuote si riprende il testo del Senato approvato all’unanimità”. Il sottosegretario ha quindi spiegato che la legge sull’impiantistica sportiva “serve al Paese, allo sport italiano, per farlo restare competitivo. Serve anche per rendere più moderni gli stadi che oggi non sono a norma. Fare uno stadio però non vuol dire costruirci intorno una città”.
“Sarà indispensabile nei prossimi anni avviare una nuova generazione di stadi: piccoli o grandi, ma sempre confortevoli e strettamente legati al territorio. Al riguardo, il ritardo accumulato è già significativo e non è possibile accumularne altro. Ci danneggerebbe a livello di credibilità e competitività”. Il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, torna a parlare così della situazione degli stadi in Italia a margine della presentazione del documento ‘Report Calcio 2011’ che si è svolto a Roma nelle sale di Palazzo Altieri. Abete, affrontando il tema legato alla normativa sull’impiantistica sportiva, ha sottolineato che “la legge dovrà tutelare gli interessi generali e non quelli particolari. E questo perchè non riguarda solo il calcio, ma anche tante altre discipline. Non si può ritagliare l’abito su misura, bisogna invece far valere gli interessi generali perchè non si possono soddisfare tutte quante le aspettative altrimenti non si riesce ad andare avanti. Il modello di riferimento è quello tedesco che porta avanti tre grandi aree: il miglioramento delle infrastrutture, l’equilibrio costi-ricavi migliore di Spagna e Inghilterra, e la partecipazione del pubblico”. Parlando del documento ‘Report Calcio 2011’ – elaborata dal Centro Studi, Sviluppo e Iniziative speciali della Figc con l’agenzia di ricerche e legislazione AREL e PricewaterhouseCoopers -, che analizza il movimento calcistico italiano sotto il profilo economico e finanziario, Abete ha sottolineato come si tratti di “un documento con dati che consentono di individuare le criticità da risolvere al più presto. Occorre cercare un equilibrio che ancora non esiste sul versante costi-ricavi anche in linea con le indicazioni del fair-play finanziario dell’Uefa. Ci sono delle aree che sono sottodimensionate, come i ricavi da biglietteria e sponsorizzazioni, e delle aree che invece bisogna saper gestire come quella dei diritti tv che ha un peso troppo significativo”. Abete non ha però dimenticato ancora una volta di porre in risalto “il problema degli stadi. Servono degli impianti idonei e adeguati per avare una maggiore partecipazione di pubblico, per avere una comunicazione commerciale migliore e maggiori introiti. Mi sembra che ci sia un impegno forte da parte della politica e un invito a un per fare in modo che venga varata una legge attesa da tanto tempo”.
“La legge sugli stadi non è ferma, riprenderà a lavoraci la Commissione Cultura della Camera dopo la pausa elettorale per i ballottaggi. Si sta cercando una sintesi per chiudere perchè è da un anno che si sta esaminando. Si è molto vicini all’accordo, e mi auguro che si possa chiudere entro l’estate, o subito dopo, per poi andare al Senato entro l’anno e far approvare questa legge. Serve buonsenso perchè è fondamentale per lo sport, per il calcio italiano e anche per il sistema-paese. Portiamo a casa questo testo, siamo vicini e si può fare”. Il sottosegretario con delega allo Sport, Rocco Crimi, guarda con fiducia all’iter conclusivo della normativa sugli stadi.

