Stadi – Cardinaletti sull’Asca sul tema degli stadi (1)

Nei giorni scorsi il presidente dell'Istituto per il Credito Sportivo è stato intervistato dall'agenzia giornalistica Asca di Roma. Un'intervista che verteva sul tema del futuro degli stadi italiani e che stranamente non è stata ripresa dalla stragrande maggioranza dei quotidiani sportivi tricolori.


Sporteconomy.it ha deciso di riprenderla (citando la fonte): STADI: CARDINALETTI, ECCO GLI IMPIANTI ITALIANI DEL FUTURO


La soluzione al problema della sicurezza e all'ammodernamento degli stadi ''e' una questione prevalentemente culturale: bisogna cambiare la qualita' dei frequentatori trasformando lo stadio in un ambiente per famiglie''. E' per questo che Andrea Cardinaletti, presidente dell'Istituto per il Credito Sportivo, ''l'ultimo istituto pubblico esistente, se si fa eccezione per la Banca d'Italia'', in un'intervista all'ASCA dichiara che la Banca dello Sport e' disposta anche a finanziare progetti di 'moral suasion', ''che riguardano la cultura sportiva: ad esempio quelli che coinvolgono le tifoserie''.


E lancia la 'via italiana' all'impiantistica sportiva del futuro: ''uno stadio integrato, polivalente e non solo polisportivo, non necessariamente privatizzato e a basso impatto ambientale, autoalimentato a livello energetico attraverso il solare termico o il fotovoltaico''.


D.- Presidente Cardinaletti, secondo molti la lotta alla violenza negli stadi e' strettamente legata alla ristrutturazione, alla messa in sicurezza e alla costruzione di nuovi impianti. Lei e' d'accordo?. CARDINALETTI: ''La soluzione al problema della sicurezza e' molto strategica e non solo operativa. E' un tema prevalentemente culturale, che deve partire da una diversa modalita' di frequentazione degli impianti: fermo restando il rispetto per gli sportivi, e' necessario cambiare la qualita' dei frequentatori e l'approccio da parte del singolo. Non nascondo che se una societa' sportiva richiede un finanziamento per un progetto di tipo immateriale, come per esempio lo sviluppo di una cultura sportiva con il coinvolgimento della tifoseria, sarei favorevole alla concessione del credito''.


D. Una sorta di 'moral suasion', insomma, che pero' non puo' prescindere dalla messa in sicurezza e all'ammodernamento dell'impiantistica sportiva. CARDINALETTI: ''Infatti. Dietro al tema della sicurezza c'e' quello dell'impianto che noi definiamo del futuro: lo stadio del 2010 deve essere un luogo dove lo sportivo puo' andare con la sua famiglia. Non uno stadio blindato, ma un impianto polivalente e non solo polisportivo all'interno del quale si possano fare varie attivita'. Non un'isola, ma un impianto che sia integrato, per esempio, con una universita' o con un ospedale, nonche' con un centro commerciale. Ci aspettiamo inoltre che questi impianti, dal punto di vista energetico, siano autoalimentati con il solare termico o attraverso il fotovoltaico, per ridurre al massimo l'impatto ambientale''.


D. Qual e' il modello da seguire? CARDINALETTI: ''Il modello italiano non deve essere la replica di modelli gia' esistenti: non e' possibile importare l'esperienza inglese o spagnola. Potra' esserci invece una via italiana che riesca a coniugare quella necessaria flessibilita' e diversificazione territoriale che e' alla base delle caratteristiche del nostro paese. All'interno di questa idea si inserisce il progetto strategico fatto con Luca Pancalli, su mandato del Ministero delle politiche giovanili e delle attivita' sportive, del Comitato per l'Attuazione del Programma Straordinario per l'impiantistica sportiva destinata allo sport professionistico, che avra' il compito di individuare alcuni paramentri per la costruzione di nuovo stadi''.


D. E' sulla base di questi parametri che le societa' sportive avranno accesso al credito?CARDINALETTI: ''Si': la proposta del credito sportivo e' che i contributi messi a disposizione dal governo per la costruzione di questi impianti siano proporzionali all'adesione ai nostri criteri''.


D. Come verranno erogati i fondi? CARDINALETTI: ''In conto interesse. Nell'ultima finanziaria e' stato ipotizzato un fondo di 20 milioni per favorire e incentivare la ristrutturazione degli stadi e per fare in modo che i nuovi impianti vengano adeguati. Questi 20 milioni di euro costituiscono la 'cassaforte' dalla quale noi attingiamo per abbattere gli interessi e che consentono di fare circa 900 milioni di euro di interventi con un abbattimento di circa 2 punti del tasso di interesse''.


D. Quando vedremo partire i nuovi progetti? CARDINALETTI: Manca pochissimo: siamo pronti a far partire almeno 4 o 5 operazioni. I 20 milioni di euro messi a disposizione dovranno pero' prima essere portati nel bilancio strutturale dello Stato, ma questa procedura si e' bloccata con la caduta dell'esecutivo: perche' possano partire i mutui, che dureranno 15 o 20 anni, abbiamo bisogno che questi 20 milioni vengano messi a disposizione tutti gli anni. Altrimenti non saremo in grado di garantire la copertura in conto interesse. Questa sara' la richiesta che avanzeremo al nuovo Governo. Ad ogni modo siamo fiduciosi, perche' sul problema dell'impiantistica c'e una condivisione generalizzata che non ha visto opposizione nemmeno da parte del centro destra. E perche' il processo possa andare avanti speditamente, il credito sportivo si propone anche come partner nella fase di progettazione. Cosi' e' stato fatto anche con la Juventus''.


D. L'Amministratore delegato del club bianconero Jean Claude Blanc nei giorni scorsi ha presentato al Consiglio comunale di Torino il progetto del nuovo 'Delle Alpi' che prevede il contributo del Credito Sportivo. Lo stesso dovrebbe avvenire anche per Genova e Bergamo. Qui a Roma, invece, tra i piu' attivi nel proporre la realizzazione di un nuovo impianto c'e' il presidente della Lazio, Claudio Lotito. Avete avuto contatti con il patron del club biancoceleste? CARDINALETTI: ''Di contatti ne abbiamo avuti con tutti i presidenti e anche con Lotito. Perche' tutti sono interessati a capire quali sono le possibilita' di accesso al credito. Da parte delle societa' c'e' molto interesse. Ma questo non vuol dire che c'e' un progetto. Anche l'Inter sembra che abbia un progetto molto avviato''.


D. Nella proprieta' degli stadi come deve essere bilanciato il sistema pubblico/privato? CARDINALETTI: ''Non abbiamo una preferenza particolare. Abbiamo previsto varie possibilita': sia una privatizzazione secca, con la proprieta' dell'impianto totalmente affidata a un privato; una societa' mista pubblico/privato, che acquisti l'impianto e che lo gestisca; oppure che il comune continui ad essere proprietario dell'impianto per poi darlo in gestione a privati, come avviene nella maggior parte dei casi. Il problema e' che gli impianti, cosi' come sono, non sono remunerativi. La maggior parte degli stadi italiani sono dei costi per i Comuni, che pagano per la manutenzione e la gestione. Proprio per questo, rispetto ai privati, agli enti locali offriamo tassi piu' bassi e contributi piu' alti. Tuttavia se viene presentato un progetto che per noi e' perfetto, e questo progetto, anziche' essere fatto, ad esempio, dal Comune di Torino proviene dalla Juventus, noi vorremmo eccezionalmente che su questo progetto andassero a finire gli stessi contributi destinati ai soggetti pubblici''. (continua)

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