All newsAltri eventiPubblicitàPunto e a CapoSponsorshipSport BusinessSport e Scommesse

In che modo i bookmaker sponsorizzano le squadre di calcio?

Negli ultimi anni il calcio europeo – in particolare quello italiano – ha vissuto un cambiamento notevole nel modo in cui le società sportive si finanziano. Dal 2019, il panorama italiano è stato regolato dal Decreto Dignità, che vietava qualsiasi forma di sponsorizzazione da parte dei bookmaker, bloccando la presenza di loghi su maglie, tabelloni pubblicitari e simili. Tuttavia, con un’economia calcistica sempre più in difficoltà e in forte competizione con gli altri campionati europei, la necessità di recuperare queste entrate ha portato a un cambiamento di rotta.

Il cambiamento normativo e la situazione del panorama italiano ed europeo

La legge del 2018, entrata in vigore il 1° gennaio 2019, era stata concepita per limitare la visibilità delle scommesse, cercando di proteggere i giocatori più vulnerabili. Ma i club italiani non potevano ignorare una stima di perdite che si aggirava intorno ai 700 milioni di euro in potenziali entrate. Di fronte a questa situazione, e sotto la pressione della FIGC e della Serie A, le istituzioni hanno cominciato a rivedere il decreto, proponendo nuove forme di sponsorizzazione, a patto che i fondi fossero destinati allo sviluppo dello sport (con l’1% delle entrate destinate a infrastrutture, settore giovanile e calcio femminile).

Durante il periodo di divieto, alcune squadre, comprese grandi realtà come l’Inter, hanno trovato il modo di collaborare con marchi legati al mondo delle scommesse, presentandoli però come media sportivo-editoriali, o “infotainment”. Un esempio è Betsson Sport, che ha guadagnato visibilità attraverso contenuti premium e ha ottenuto margini finanziari come sponsor, senza infrangere formalmente le regole. Ricerche a livello europeo dimostrano che anche squadre italiane e straniere hanno collaborato con marchi di fondazioni o partner informativi legati ai bookmaker.

Questo fenomeno non è esclusivamente italiano: in 31 campionati europei, ben 296 squadre su 442 (circa due terzi) hanno collaborazioni con operatori di scommesse. Inoltre, ben 145 squadre sfoggiano il logo di questi operatori in bella vista sulle loro maglie da gioco. Anche in contesti dove ci sono restrizioni, le soluzioni adottate spesso riempiono il vuoto – un esempio è la Premier League, che prevede di eliminare questi accordi dal 2026-27, ma nel frattempo continua a ospitare marchi legati al betting in altre aree, come maniche, campi di allenamento e piattaforme digitali.

Se il divieto verrà riformato, le società di calcio italiane potranno di nuovo stipulare veri accordi con operatori regolamentati. È previsto inoltre un sistema che destina parte della spesa dei bookmaker a investimenti strutturali nel mondo del calcio, con l’obiettivo di coniugare recupero economico e responsabilità sociale. In questo contesto, Sportytrader propone i migliori siti di scommesse sportive in Italia, ricordando che le sponsorizzazioni devono necessariamente riguardare operatori con regolare licenza.

Implicazioni economiche e sociali

Per tutte le squadre, i fondi provenienti dai bookmaker rappresentano indubbiamente una fonte di liquidità rilevante, spesso superiore addirittura a quella garantita dai partner tradizionali. Tuttavia, l’esposizione al mondo del betting comporta – in alcuni casi – persino rischi reputazionali e richiede un rigoroso rispetto delle norme sulla tutela dei soggetti a rischio di ludopatia. L’esperienza inglese e tedesca mostra come una regolamentazione severa (limiti visivi, vincoli al contesto pubblicitario, automonitoraggio da parte delle leghe) sia necessaria per bilanciare la sostenibilità economica con l’etica sportiva .

Nelle prossime settimane potrebbero esserci, nel nostro Paese, alcune novità in tal senso. Se sarà confermato un regime regolamentare che consenta sponsorship a condizione di responsabilità e trasparenza, vedremo tornare sulle maglie italiane delle squadre di Serie A e B loghi di operatori con licenza. Un simile sviluppo avvicinerebbe l’Italia agli standard di altri mercati europei ma richiederà comunque un robusto apparato di controllo interno e misure preventive per i rischi di eccessiva esposizione al gioco.

Previous post

Sport e Periferie 2025: 58 comuni ammessi alla riqualificazione dei propri impianti sportivi.

Next post

Boxe - Londra ospita il rematch per il titolo mondiale Usyk-Dubois.

Redazione

Redazione