Leone XIV e l’AI: ci sarà una “Rerum Digitalium”?
(di Carmelo Pennisi)* – Il messaggio cristiano che si incontra con la modernità, con ogni modernità, interroga senza nessuna reverenza le rivoluzioni che si rinnovano. Fu così per la “Rerum Novarum” di Leone XIII, che intervenne in parte per arginare le soluzioni socialiste, molto radicali e dal carattere sedizioso, ma soprattutto per condannare ciò che il mondo moderno, industrializzato e finanziarizzato, stava apprestandosi a diventare: una violenta e illiberale sopraffazione della dignità dell’uomo.
La Chiesa sta sempre in equilibrio, perché è suo dovere e sua missione, tra l’indicare la via del cielo e le esigenze di una umanità che sempre si rinnova, si resetta, si impone di sovvertire ordini costituiti. Leone XIV ha sorpreso tutti,a partire dal Collegio dei Cardinali, quando ha paragonato la sfida dell’Intelligenza Artificiale (AI) alla “Rivoluzione Industriale” della seconda metà dell’800, alla quale la Chiesa ha il dovere di rispondere.
La scelta del nome e l’offerta al mondo di tutto il patrimonio sociale del cattolicesimo; nelle intenzioni del nuovo Pontefice è il sostegno da dare alla società, in assenza di opere letterarie o audiovisive tese a sottolineare il predominio che sta assumendo la tecnologia nella civiltà di questo inizio del terzo millennio.
Non abbiamo scrittori del calibro di Charles Dickens o Emile Zola con i loro “Tempi Difficili” o “Germinal” a raccontare criticamente il processo in atto nel mondo del lavoro, di questa nuova rivoluzione industriale che sta procedendo sottotraccia, senza un dibattito pubblico generale, dove si sta frantumando il vecchio mondo sostituendolo con uno nuovo dove non si ha contezza dei diritti e dei doveri. La Chiesa ricorda continuamente, in ogni modo e con ogni mezzo, come l’uomo sia “l’amministratore del Creato”, e la conseguenza è che su di lui pesano delle responsabilità oggettive. Anche perché, e occorrerebbe non dimenticarselo mai, tutti noi siamo amministratori pro tempore del “Creato”. Temo l’opinione pubblica non si stia rendendo pienamente conto delle conseguenze di questa ennesima rivoluzione industriale in corso, nemmeno i suoi fan più accaniti ne avvertono il reale peso.
Nell’entusiasmo delle nuove possibilità, l’uomo sovente dimentica l’esistenza dei numerosi rovesci della medaglia. La Chiesa, per il solo fatto di essere l’unica comunità forte del mondo occidentale, è sempre presente come possibile antidoto delle storture derivante dall’onnipresente “sogno di Icaro”. Leone XIV conosce l’esistenza della tendenza dell’uomo di andare oltre il “Creato”, che la tentazione di nuove “Torri di Babele” da sempre fa capolino sulle vicende umane, e allora ha deciso di impostare il suo Pontificato, sin dal nome, accettando la sfida della modernità pronta a rischiare di perire nell’abbraccio mortale con la tecnologia, posta come ipotesi di sostituzione dell’uomo semplicemente in nome del profitto.
E risiamo lì, davanti alla tentazione marxista di creare più “plusvalore” possibile da accaparrarsi. La vita ridotta ad un “bottino”, dove persino alla rabbia di Giuda contro Gesù viene dato un valore dal corrispettivo di trenta denari. Nell’ultimo caso il “plusvalore” voluto dal “Sinedrio” è la messa in croce di Gesù di Nazareth. La Chiesa Cattolica da molti viene vista come “maestra” perché ha memoria, e quindi è capace di rendere testimonianza come poche cose al mondo.
Papa Prevost ha capito che l’Intelligenza Artificiale non sta nascendo come occasione di migliorare le potenzialità umane, ma al contrario per dichiararne il limite e quindi in qualche modo la fine. Bisogna essere chiari su questo punto: nella storia umana non si è mai appalesato un pericolo simile, una chiara volontà di mettere la persona ai margini dei processi produttivi. Questo processo aumenterà il rischio, paventato a suo tempo da Karl Marx, di un denaro che acquisisce sempre di più una vita propria, approfittando dell’uomo semplicemente come “veicolo di consumo”, e laddove non potesse esserlo relegandolo ad un contesto di miseria senza fine. Scrive Leone XIII nella “Rerum Novarum”: “… sia di estrema necessità venir in aiuto senza indugio e con opportuni provvedimenti ai proletari, che per la maggior parte si trovano in assai misere condizioni, indegne dell’uomo”.
Per poi aggiungere in modo duro e chiaro: “…un piccolissimo numero di straricchi hanno imposto all’infinita moltitudine dei proletari un gioco poco meno che servile”. L’apprendere la realtà di Leone XIII è analoga a quella dei pensatori socialisti, ma ovviamente ne differisce la modalità della risoluzione dei problemi, e non solo riguardo all’occhio di un Pontefice costantemente rivolto al cielo, ma anche perché c’è il problema di vivere l’esperienza terrena con sufficiente dignità.
Tutto ciò non può essere risolto andando contro la natura umana(ipotesi socialista di imporre un egualitarismo generalizzato), né pensare di imporre per decreto tutte le sofferenze del mondo, ma quello che non deve mai mancare, nella visione teologica e pastorale del cattolicesimo, è la dignità umana, che è fatta anche del dono dell’imponderabilità, gravido del necessario mistero con cui i carismi umani si ingegnano e possono carpire pezzi di cielo. Avendo in mente l’opera del Leone che lo ha preceduto, Leone XIV appare giustamente preoccupato di una tecnologia volenterosa nel rimuovere il cielo, poiché pensata sulla terra e per la terra.
L’Intelligenza Artificiale erroneamente viene confusa come una memoria composta da una sorta di database di tutto lo scibile umano, a cui è stata affidata una capacità di discernere ed elaborare. Ma AI non ha memoria, solo dati che la simulano. Marcel Proust, nel suo “Alla Ricerca Del Tempo Perduto”, definisce la “memoria involontaria” ciò che restituisce senso alla memoria che contiene il tempo di ciò che è stato dimenticato. E’qualcosa di ancestrale, di infinito dell’anima, e che ha aiutato le neuroscienze ad aprirsi una strada verso il mito della “Creazione”, che solo apparentemente respinge la scienza. Tutto questo processo restituisce dignità al vivere, messa oggi in pericolo da una imitazione della memoria, da un artificio tecnologico incapace di avere reminiscenze, e quindi anche quella primordiale dove risiede Dio in quanto “Creatore” di tutte le cose.
Con AI sta accadendo qualcosa che dovrebbe far rabbrividire: la simil memoria, spacciata per memoria, sta apprestandosi a diventare una merce, e con tutte le conseguenze del caso. Leone XIV è perfettamente consapevole della differenza tra fede e ragione, tra pastorale e scienza, tra accademia e rivelazione. La sfida con la nuova rivoluzione industriale è solo all’inizio, e la cattolicità, di cui un Pontefice è garante sommo, è pronta a raccogliere la sfida.
- sceneggiatore cinematografico e giornalista

