Fin: 16 mesi di deferimento. Malago’ paga un errore di persona

Una scelta saggia per questa storia poco edificante, che ha
caricato a pallettoni  il presidente FIN
Paolo Barelli e i “tre avvocati tre” della sua Disciplinare.

Abbiamo
tirato un sospiro di sollievo. Vuoi vedere che la ragionevolezza è calata su di
loro? E, invece, no, quarantacinque minuti più tardi, un’altra “voce FIN”
c’informava che a Malagò erano stati inflitti 16 mesi di squalifica “per lesa
onorabilità” del loro leader maximo  Paolo Barelli. Una sanzione sportiva
paragonabile a quella emessa a carico di un tesserato che avesse  truccato un incontro e ci avesse  scommesso al Totonero.

Una decisione
suggestiva (secondo il linguaggio forense). Perché il presidente dell’Aniene,
Giovanni Malagò, il solo che poteva giudicare la Fin, non c’era in Giunta
Nazionale quando si attentava all’onorabilità di Barelli. E’ stato il
presidente del CONI, Giovanni Malagò che ha commesso la violazione disciplinare
sanzionata, ma non è punibile da una  giustizia domestica. Come ha già precisato la
Cassazione dello Sport (il Collegio di Garanzia).

Avvocati-disciplinari,
il presidente di un circolo, seppure prestigioso come l’Aniene, nella sala di
Giunta entrerebbe solo per una visita guidata al Foro Italico. Quindi, nel
provvedimento disciplinare FIN c’è stato un errore di persona. A meno che la
giustizia sportiva non possa punire qualcuno per la violazione commessa da un
“congiunto”. Nel 1999 l’ex ministra Giovanna Melandri ha privatizzato le Federazioni
e, a seguire, i presidenti federali dovrebbero aver “privatizzato”. Ma non ce
n’eravamo accorti.

(Tempi Supplementari di Gianni Bondini) Alle quattro e mezzo del pomeriggio una voce dalla Federnuoto ci anticipava che i tre avvocati della Disciplinare  (Sansonetti, Manprin e Rinaldi) avrebbero rinviato la decisione sul  presidente del Circolo Aniene Giovanni Malagò. Almeno fino al pronunciamento del giudice ordinario, in relazione alle presunte “doppie fatturazioni”,  accusate dal presidente del Coni, sempre lo stesso Malagò. 

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Marcel Vulpis

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