Malago’ (CONI/Aniene)-Barell (FIN)i: sfida finita o infinita

L’accusa è
sicuramente strumentale e riguarda la presunta “slealtà” di Malagò per le sue
dichiarazione da presidente del CONI in Giunta
 sulle fatturazioni Fin.  Ipotesi accusatorie scaturite dall’indagine  Befera, ribattezzata “indagine Bufera”, sulle
spese del nuoto. Per una contabilità finita agli atti della Procura della Repubblica.

Tutto ciò
nonostante il Collegio di Garanzia, cioè, la Cassazione dello sport, abbia
fatto sapere che il presidente del CONI non può essere giudicato nell’esercizio
delle “sue funzioni”. Come nella sua relazione alla Giunta sulle spese Fin.

Nel rispetto
della realtà c’è da registrare pure che, se l’affezione e il prestigio fossero
venuti meno, Malagò dimessosi dall’Aniene non avrebbe prestato il fianco
all’imboscata domestica della giustizia Fin. E il pastrocchio dello sport
sarebbe stato scongiurato.

Come ci
sentiamo di dire che Malagò e Barelli, nonostante i sorrisi “posati” durante i
Mondiali di nuoto del 2009, non si piacciono. Sono troppo diversi. Pur avendo
entrambi la grinta e la perseveranza degli atleti. Quelli che quando decidono
di scavalcarti è meglio lasciarli strada.

Vorremmo
essere invisibili e partecipare alla prossima Giunta Nazionale, presieduta da
Malagò e presente Barelli. A tutt’e due ci viene da chiedere spegnete i fuochi.
Rischiate  di bruciacchiare  lo sport italiano.

(Tempi Supplementari – di Gianni Bondini)  C’è aria di sospensione della Disciplinare  Fin a carico del presidente del Circolo Canottieri Aniene Giovanni Malagò, ch’è, particolare non irrilevante, è  pure presidente CONI. Un verdetto sportivo in attivo lunedì, a meno che la giustizia domestica del nuoto receda dal protagonismo.

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Marcel Vulpis

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