Editoriale – Renzi, ma che fine hanno fatto le promesse di intervenire per eliminare la violenza nel calcio?
Successivamente a questi scontri la notizia della presunta morte di Esposito corre veloce nella curva del Napoli, “gestita” si scopre dalle cronache da un certo “Genny ‘a Carogna”(fondatore del gruppo ultras dei Mastiffs e oggi leader della Curva “A”), che decide di far fermare la partita. E in parte vi riesce visto che il match si gioca solo dopo 45 minuti di trattativa tra lo stesso capo-tifoso campano ed esponenti dello Stato (anche se lo Stato italiano nega di aver trattato). Comunque sia, dopo aver tranquillizzato Genny ‘a carogna e il suo gruppo, la partita si disputa regolarmente in un clima di profonda mestizia e paura, con pezzi dello Stato, tra cui lo stesso premier Matteo Renzi (nella foto), che guardano attoniti e stupiti quanto è successo dalla tribuna d’onore del CONI (proprietario tra l’altro dell’impianto attraverso la società di gestione Coni Servizi SpA).
Il giorno dopo si scatena sui giornali, soprattutto stranieri, un racconto da tregenda della serata del 3 maggio con titoli del tipo “Figlio di camorrista decide il fischio d’inizio della partita”. Insomma la solita figuraccia all’italiana cui siamo ormai abituati da tempo.
A quel punto il premier Renzi capisce che l’opinione pubblica è scossa e che bisogna intervenire, perché giustizialisti o meno, molti (tra cui anche noi di Sporteconomy) chiedono finalmente un intervento severo dello Stato, visto che ormai le curve sono aree extra-territoriali dove tutto è possibile e dove non entra mai un poliziotto o un carabiniere. Anche perché diciamo la sincera verità: il calcio è un “ammortizzatore sociale” e in una fase della società italiana, quale quella attuale, dove la gente non arriva a fine mese se togliessimo anche lo “sfogo” del calcio dove andrebbe a confluire questa rabbia sociale formalmente sopita?
E il problema è proprio lì: ma perché il calcio deve essere visto come uno sfogo sociale, per alcune frange di popolazione, che, però, sono quelle, che, a torto o a ragione, tengono sotto controllo e quindi sotto scacco, le curve degli stadi italiani, quale che sia la categoria calcistica di riferimento? A noi di Sporteconomy sembra che governi la destra o la sinistra, non ci sia proprio la voglia di intervenire, perché intervenire vuol dire “perdere consensi”.
Dopo il fattaccio del 3 giugno, lo Stato, o meglio il Governo doveva intervenire con decreto-legge e in pochi giorni emanare norme, in stile legislazione inglese, per rendere più sicuri gli stadi e facilitare l’uscita dei facinorosi dalle curve (come è successo appunto in Inghilterra). E invece? Arriva la dichiarazione del premier Renzi che dice che non vuole che questi interventi possano essere strumentalizzati, visto che si è sotto elezioni europee e che è pronto ad occuparsene solo dopo. Le ragioni sono molteplici: Renzi è un fine politico . Sa che i tifosi delle curve sono in primis “elettori” e che sono tanti: più di 10 milioni secondo le ultime stime. Chi è quel politico che sotto elezioni rinuncia ad un bacino elettorale così vasto? Non certo Renzi, che ha preso tempo (come hanno fatto prima di lui, chi meglio, chi peggio, i suoi predecessori) e che come si dice a Roma “passata la festa, passato lo santo”. Il problema della violenza nelle curve permane, Ciro Esposito rischia ancora di non farcela (e non si è capita bene neppure la dinamica degli spari e soprattutto chi ha sparato) e Genny ‘a Carogna è ormai un idolo, perché è lo Stato che è andato da lui a “trattare” per far partire il match regolarmente. E come dargli torto, scusate. Se lo Stato decide, per motivi che non voglio neppure prendere in considerazione, di abdicare al suo ruolo la colpa, scusate, è di Genny ‘a Carogna?
Ci rivolgiamo pertanto al premier Renzi: signor premier cosa aspettiamo ad intervenire? Le europee sono terminate e ha anche vinto, per non dire “stravinto”. Cosa aspettiamo, ancora una volta, a prendere il toro dalle corna e a risolvere il problema? Questo ci aspettiamo da un capo del governo giovane e determinato come lei. Bisogna modernizzare tutte le diverse aree del paese e la modernizzazione passa anche attraverso il calcio, che deve tornare ad essere divertimento per famiglie e giovani e non sfogo per chi intende invece tenere sotto scacco la parte sana della nostra società. Cosa aspettiamo un altro Ciro Esposito o un altro episodio come quello del povero ispettore Raciti?
La gente vuole tornare, soprattutto al Sud, a credere nello Stato, ma lo Stato non deve più abdicare al suo ruolo e far capire soprattutto che c’è e che chi non segue le regole viene anche punito, se lo merita.
(di Marcel Vulpis) – Facciamo, per un momento, “rewind“. Riavvolgiamo il nastro di quella sfortunata serata del 3 maggio scorso, quando prima dell’inizio del fischio di gara tra SSC Napoli e ACF Fiorentina (finale di Tim cup 2014, la ex coppa Italia), un tifoso del Napoli (Ciro Esposito), residente a Scampia, viene aggredito da un gruppo di tifosi romanisti a circa 4 km dallo stadio Olimpico e riceve un colpo di pistola al petto, che, ancora oggi, lo costringe a stare in un letto d’ospedale tra la vita e la morte.

