Tempi Supplementari – Logo CONI in salsa vintage. Il restyling nel segno della tradizione.

Soprattutto c’era questo simbolo Coni, bello, dorato e tricolore. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha fatto bene a dire che “questo marchio ci fa vendere bene i nostri prodotti”. Cioè a vendere bene i successi nello sport. E, difatti, alcuni protagonisti d’oro di quei successi (Giuseppe Abbagnale, Nino Benvenuti, Mauro Checcoli, Manuela Di Centa, Michele Maffei, Jessica Rossi, Alessandra Sensini  e Armin Zoeggler) si sono schierati sotto lo schermo, su cui campeggiava il simbolo nuovo-vecchio del Coni. Dopo uno strepitoso video e la presentazione di classe in diretta tivù di Ilaria D’Amico.
Il palcoscenico, poi, è stato tutto dei presidenti del Coni: Franco Carraro (1978-1987), Mario Pescante (1993-1998), Gianni Petrucci (1999-2013) e Giovanni Malagò, presidente in carica. Mancavano gli scomparsi Giulio Onesti (1944-1978) e Arrigo Gattai (1987-1993). Sul simbolo, Carraro è stato soddisfatto di questo ritorno al futuro e ha confessato come non gli piacesse il simbolo precedente “molto stilizzato”. Una scelta della gestione Petrucci, che ha spiegato come fosse stata “ determinata dal Cio”, per la messa in evidenza dei cerchi olimpici.
“Tutti figli di Giulio Onesti”, i presidenti del Coni, ha precisato Malagò. Ma c’è stato anche un siparietto a favore del calcio. Non delle ignobili violenze di pochi giorni fa, ovviamente. Ma di considerazione verso la Figc. Il presidente del basket, ex numero uno del Coni a sorpresa ha riportato alla luce una norma del Cio: “Le Federazioni olimpiche contano di più”. Una nuova-vecchia scelta il simbolo. Anche il calcio, messo in difficoltà dai criminali-tifosi può esserne contento.
Magari, spurgandola sino in fondo di criminali, violenti e mascalzoni di contorno. E il presidente federale Giancarlo Abete ha intascato col sorriso.

Il simbolo del CONI torna all’antico dando centralità allo scudetto tricolore, sormontato dai cinque cerchi olimpici. Un’operazione di restyling, che, secondo quanto dichiarato dallo stesso Malagò dovrebbe aiutare le attività marketing dell’ente preposto al governo dello sport tricolore. Oggi il clima era disteso e sereno, con un pre-evento che sapeva tanto di festa elettorale (anche se la politica, a parte quella sportiva, era praticamente assente). Tra gli addetti ai lavori si è parlato ancora molto delle gesta (in negativo) di Genny ‘a Carogna, ma è stato molto bravo, secondo noi, Giovanni Malagò, a cancellare l’amaro in bocca di quest’ultimo sabato, quando lo stadio Olimpico, di proprietà della CONI servizi SpA è stato “toccato” incidentalmente dai casi di ordine pubblico strettamente collegati alla finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Certamente Malagò avrebbe preferito una settimana più tranquilla per il lancio del nuovo logo dell’ente da lui presieduto, ma il calcio, oramai si sa, è prodigo di novità ogni settimana (non sempre positive). Il presidente del CONI, però, sta almeno su questo fronte mantenendo le promesse elettorali. Aveva dichiarato che avrebbe riportato centralità sull’ente e su tutte le discipline olimpiche. Così è stato e il calcio è una di queste, ma non la più importante, anche se forse la più impegnativa sotto il profilo mediatico. Sotto la sua presidenza nessuna disciplina o federazione a cinque cerchi, potrà mai dire di essere stata abbandonata o considerata “figlia di un dio minore”. Lo stesso (forse) non si può dire della precendete gestione Petrucci, dove il calcio, comunque, la faceva da padrone, scandali o non scandali a parte. 

(di Gianni Bondini e Marcel Vulpis) – Alla presentazione del simbolo del CONI, stamattina,  nella recuperata e prestigiosa “Sala delle Armi” al Foro Italico c’erano tutti, ma veramente tutti. Del mondo dello sport e dintorni, ovviamente, come l’ex sottosegretario Gianni Letta. A essere pignoli, mancava solo l’autorità di governo, cioè il sottosegretario di Palazzo Chigi, Graziano Delrio, ex sindaco e mediano di calcio di Reggio Emilia. A meno che, non si voglia accreditare una delega sullo sport (molto in pectore) al presidente del Consiglio Comunale di Firenze, Eugenio Giani. Lui c’era.

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Marcel Vulpis

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