Editoriale – FIGC e Nazionale azzurra ci mettono la faccia. Primo goal nella direzione della lotta all’omofobia.
Devo dire che mi ha colpito positivamente il gesto di Abete. Altri dirigenti del mondo del calcio avevano manifestato una certa vicinanza al tema, ma, devo essere sincero, l’avevano fatto più per il ruolo che per convinzione. Il presidente Abete, da buon cattolico come matrice personale di Dna, lo ha fatto in modo sincero e questo è un dato di fatto. Se sono i vertici delle istituzioni dello sport a crederci per primi anche chi sta sotto (manager sportivi, presidenti di calcio e calciatori) alla fine dovrà modificare i propri comportamenti allo stadio e non solo. La campagna di Paddy Power sta raggiungendo il suo primo obiettivo: cambiare il modo di pensare della gente. Un cambiamento culturare che parte dal bookie irlandese, ma adesso è importante che tante altre istituzioni raccolgano questo testimone ideale, per proseguire nella più importante campagna di “alfabetizzazione sociale” del paese, partendo dal calcio, che a torto o a ragione, è un vero e proprio media, alternativo a quelli tradizionale. Io ci credo, ci spero fermamente e ci ho messo anche la faccia (anzi la penna, permettetemi la battuta). (di Marcel Vulpis) A risvegliare gli animi c’è stato sicuramente l’attacco “bestiale” ricevuto da Daniele Dessena (mezzala del Cagliari calcio) sul web, reo di aver indossato i rainbow laces della campagna Fondazione Cannò-Paddy Power-Arcilesbica e Arcigay durante lo scorso week-end e di aver testimoniato, di fatto, la propria vicinanza sul tema della lotta all’omofobia nel calcio (dove ci sono 4 mila calciatori professionisti e nessuno si è mai dichiarato gay, soprattutto per timore di essere discriminato), ma, al di là del caso Dessena (coperto di insulti e minacce sui social del Cagliari), è arrivata finalmente questa prima bella notizia della vicinanza della FIGC, della nazionale azzurra e del suo presidente in pectore Giancarlo Abete, a chi, come Paddy Power, ha avuto il coraggio, in un paese così arretrato (sotto il profilo delle differenze sessuali) come l’Italia, di lanciare una campagna di opinione pubblica così forte.

