Politica – Se a Roma vince Grillo e il M5S addio stadio AS Roma
RomaCapitaleNews ha intervistato Marcel Vulpis, direttore dell’agenzia Sport Economy e candidato al Senato con Monti per l’Italia nelle ultime elezioni (di Matteo de’ Paoli)
Lo stadio è tra le priorità della società romanista?
Gli americani vogliono patrimonializzare l’asset dello stadio per valorizzare un brand che non è in crescita. La realizzazione dello stadio vuol dire costruire un solido futuro. Questo discorso è valido anche per la Lazio, perché un club che vuole crescere in Europa non può avere uno stadio.
Come giudica la scelta di Tor di Valle?
Tor di Valle può essere un’opzione ma non è la migliore. Perché uno stadio deve avere una struttura funzionale e avere delle infrastrutture adeguate. Perché si parla sempre di 60 mila persone che entrano e che escono. Quindi si deve scegliere un’area con una buona viabilità, dove non bisogna far sparire un depuratore e dove non bisogna intervenire dal punto di vista idrogeologico.
E poi Roma rimane una città “medievale”, splendida per i paesaggi ma rimasta indietrissimo per i trasporti. Per la costruzione dell’O2 Arena, che si trova a Londra, venne fatto uno screening dalla AEG per vedere quali capitali erano le più adatte a ospitare la struttura e Roma era agli ultimi posti.
In più per costruire uno stadio serve una buona collaborazione tra Comune e Regione. E infatti una candidata alla Regione nelle ultime elezioni, Giovanna Marchese Bellaroto, aveva proposto di creare una task force di professionisti del settore ed esperti per accelerare i tempi che sono molto lunghi.
Quanto sono lunghi?
Per costruire lo stadio della Juventus ci sono voluti 11 anni. Pallotta lo vuole in 4 anni, ma io ho forti dubbi. Lo stadio è un’opera importante che porta valore, benefici e crea un indotto… e tutto questo si ha solo c’è una coesione politica.
Chi è che non lo vuole?
Nicola Zingaretti, ora alla Regione e il sindaco Gianni Alemanno tendenzialmente lo vogliono. Ma l’arrivo di un esponente di Grillo potrebbe stravolgere tutto. La politica di un grillino non vedrebbe i vantaggi di questa costruzione, anzi lo vedrebbe come una minaccia. Da tempo parlano in modo indiscriminato di lotta alla cementificazione.
Alemanno in conferenza stampa ha detto che saranno interrogati tutti gli abitanti del luogo dove sorgerà l’impianto. Ora, immagina un sindaco e un presidente del XII municipio (zona Tor di Valle) entrambi del Movimento 5 Stelle.. monterebbe un clima di grande scetticismo contro la nuova costruzione.
Secondo lei era possibile trovare un’area migliore per la costruzione?
C’era la zona dell’Eni, sull’Ostiense, che una volta bonificata poteva essere molto interessante. Anche perché in questo modo l’Eni poteva diventare il “title sponsor”dello stadio. Ma il title sponsor ora potrebbe essere un altro …
Chi?
Unicredit, che potrebbe fare un’operazione molto importante e avvicinarsi radicalmente alla community giallorossa, entrando definitivamente nell’immaginario del tifoso. Questa operazione è stata già fatta dallo Spartak Mosca con un’altra banca locale. In questo modo lo sponsor si radica nel tessuto dei tifosi e nel territorio.
Quanto è difficile la realizzazione dello stadio nella Capitale? A Roma sembra ancora un’operazione impossibile, nonostante le mille promesse e le mille conferenze stampa. Lo stadio per un tifoso rappresenta qualcosa di importante, un simbolo e una seconda casa. Mentre per una società e la città una risorsa importante. L’Italia è indietro rispetto alle altra nazioni europee. Indietrissimo. Siamo arrivati alla svolta decisiva, almeno per Roma?

