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Vulpis (SE.it) – “Siamo fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva…ma anche nel futuro nulla sarà più garantito!”.

“La terza esclusione consecutiva dell’Italia dai Mondiali non è solo una crisi sportiva, ma un danno economico strutturale per l’intero sistema calcio tricolore. Le stime più prudenti parlano di oltre 50 milioni di euro di perdite dirette per la FIGC, tra sponsor, premi FIFA e merchandising. Una cifra tra l’altro che non include però i ricavi potenziali legati ai risultati sportivi. A livello federale, si calcolano circa 30 milioni di mancati ricavi immediati, tra bonus sfumati, contratti ridimensionati e premi di partecipazione che partivano da almeno 9 milioni di euro.
Gli sponsor rappresentano una delle voci più colpite: solo le clausole di penalità possono, potenzialmente, valere quasi 10 milioni in meno, a cui si aggiunge il calo del merchandising (quasi impossibile vendere maglie di una nazionale eliminata, perché viene a cadere il pilastro naturale dell’emozione collegata all’evento) e il blocco di nuove trattative commerciali e azioni di attivazioni in ambito marketing/pr. 
Anche il sistema mediatico subisce un contraccolpo significativo: emittenti come RAI e DAZN, che hanno investito decine di milioni nei diritti audiovisibi, rischiano un significativo calo di ascolti e pubblicità senza la Nazionale. Nel medio periodo, poi, c’è il rischio di un “impoverimento” del brand Italia (in riferimento al calcio), perché, in questo caso, non stiamo parlando di una eliminazione isolata, ma già della terza consecutiva (la prima durante la presidenza di Carlo Tavecchio e le successive due sotto la guida di Gabriele Gravina – attuale presidente FIGC) e i prossimi 4 anni a disposizione, per “provare” a qualificarci al Mondiale FIFA 2030 non sono un range temporale così vasto per avere la certezza assoluta che ciò avvenga, alla luce soprattutto dell’alta competitività del calcio in ambito internazionale. Certamente fa male, con tutto il rispetto della Bosnia-Herzegovina che ciò sia avvenuto con una squadra che è appena al 72° posto del ranking mondiale.

I prodromi di questo disastro non nascono però nello stadio, certamente non da spareggio per una gara Mondiale, “Bilino Polje” di Zenica. Anche questo uno schiaffo organizzativo che la FIGC non avrebbe dovuto accettare e tanto più subire. Sembrava di stare in una ambientazione da film del futuro tipo la saga di “MadMax”. Era tutto scritto e il finale è stato solo la triste conferma di un funesto presagio. L’Italia per storia, per numeri (oltre 1,4 milioni di tesserati), per strutture, non doveva arrivare ad uno spareggio. Nel momento in cui si è manifestato questo evento il rischio di essere eliminati dalla Bosnia-Herzegovina era molto alto, anche perché giocavamo in territorio “non amico” e in un ambiente ostile. Così come non dovevamo arrivare alla roulette dei rigori, che non ci ha quasi mai favoriti nella nostra storia sportiva. Non li abbiamo mai saputi tirare e continuiamo, cronaca alla mano, a non saperli tirare (purtroppo). Si è poi scoperto che la stragrande maggioranza di quelli chiamati a tirare dal dischetto non avevano mai segnato, quest’anno, in Serie A, in questa modalità. Non credo nelle coincidenze, così come credo, invece, nella lettura dei numeri.

Altro aspetto importante che pochi sottolineano: questo mondiale 2026 (organizzato da USA, Messico e Canada) è un evento iridato aperto ad un numero maggiore di squadre rispetto al passato. Tradotto in italiano: era praticamente impossibile non qualificarsi per una squadra top europea. Ma qui è il punto: l’Italia, purtroppo, non è più una squadra top e lo abbiamo visto agli ultimi Europei e rischia di scendere ancora di più nel baratro delle classifiche internazionali. Siamo un campionato (se guardiamo alla massima divisione) non più di forte appeal. Anche gli agenti, i procuratori, non guardano alla Serie A come un mercato interessante, anche perché i club sono sempre più indebitati, fatte salve alcune eccezioni. Ma, attenzione, anche i nostri atleti non sono iper “richiesti” all’estero e questa è la cartina di tornasole della ragione della nostra lenta, ma progressiva, decadenza. Se poi si scende di categoria è difficile trovare un progetto sportivo di alto profilo. L’unico grande obiettivo è scalare le serie dalla D alla A, per arrivare a intercettare il tesoretto dei diritti tv (che, comunque, in Italia, si stanno ridimensionando) per attaccarsi appunto al boccaglio dell’ossigeno (per provare a tamponare l’emoraggia economico-finanziaria che si genera inevitabilmente in questa corsa, per pochi, fino alla Serie A).

Discorso a parte, oltre che lunghissimo, è quello dei vivai e dei campionati giovanili. Ma sarà magari oggetto di un altro editoriale. Mancano le “vocazioni” nel calcio, perché non ci sono, come un tempo, i posti dove poter esplodere la propria creatività giovanile, prima di essere intercettati dai responsabili del settore youth delle singole squadre. C’è poi questa “industria del sogno” che sono le scuole calcio da cui non si riesce più a tornare indietro. Sono costi che possono permettersi solo famiglie abbienti e, quindi, tanti giovani potenziali talenti (che non sanno neppure di esserlo) non si avvicinano più e arrivano solo i figli dei nuovi “ricchi”. Ma il calcio è uno sport fatto ancora di fame, come la boxe ad esempio. Ecco perché, al di là, della girandola di nomi che stanno uscendo per ricoprire il nome del nuovo presidente FIGC (tra l’altro tutti seduti con lo stesso Gravina in Consiglio Federale, quindi tutti, nessuno escluso, hanno sempre approvato le sue scelte), mi permetto di dire: ma veramente pensate che, in 4 anni, riuscirete a produrre un miracolo? Ma veramente pensate che l’obiettivo della Nazionale sia quello della qualificazione? Ma siamo scesi così in basso? Ma il nostro obiettivo (forse) non dovrebbe essere quello di competere sempre e comunque ad alti livelli?

E’ questa povertà di aspirazioni, di idee, di progettualità, che mi fa più paura della stessa triste e misera eliminazione dell’Italia in Bosnia. E allora mi permetto di dire: attenti, siamo alla terza eliminazione consecutiva (con conseguente mancata partecipazione ai Mondiali), ma perchè non quattro o cinque, nei prossimi anni? In giro, per il pianeta, ci sarà sempre una Svezia, una Macedonia del Nord o una Bosnia-Herzegovina. Questo non dimentichiamolo mai, perchè già ripartire da un bagno di umiltà non sarebbe assolutamente sbagliato!”. – Lo dichiara Marcel Vulpis (nella foto in primo piano) – direttore della testa specializzata in economia dello sport Sporteconomy.it in una intervista a Il Corriere di Taranto.

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Redazione

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