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La Roma cade sotto i colpi dell’Udinese: e se Luis Enrique si fosse chiamato Luigi Enrico?

La Roma, seppur solo nel finale, cade ad Udine sotto i colpi
di Di Natale (che si conferma uno spietato cecchino) e Isla. Ancora una volta
la squadra giallorossa conferma un dato preoccupante: la capacità di non farsi
trovare pronta nelle partite che “contano”. Dopo la doppia eliminazione in
Europa League, e le sconfitte contro il Milan (interna) e nel derby capitolino
(compreso il pareggio a reti bianche in casa dell’Inter)
, inizia a preoccupare
e non poco questa costante confermata anche dalla serata friulana. La
classifica dei giallorossi parla chiaro in questo momento con 17 punti, a meno
7 dalla vetta occupata proprio dalla formazione di Guidolin, e con la
possibilità, alla luce delle sfide della
13° giornata, di perdere ulteriore terreno dalle posizioni che contano. A
questo punto una riflessione, più che la classica domanda di “Lubranesca”
memoria, sorge spontanea: se Luis Enrique si fosse chiamato Luigi Enrico,
sarebbe ancora tranquillamente in sella alla Roma?
Ovvero spesso in Italia si
nutre una certa predisposizione a privilegiare gli addetti ai lavori
provenienti dall’estero, piuttosto che guardare in casa propria. Se il tecnico
ex blaugrana fosse stato un rampante allenatore del belpaese dopo questo primo
scorcio del campionato avrebbe ancora la fiducia dell’ambiente? I più a leggere
queste parole storceranno il naso, pensando “ecco il solito disfattismo del
calcio italiano nel quale si conta solo al risultato, e magari anche a vincere
con punteggi striminziti e non divertendo il pubblico”. In realtà il dubbio è
proprio questo: ovvero è giusto credere ancora in un progetto che nei fatti ha
espresso un buon gioco solo a sprazzi, con innumerevoli cambi di formazione,
idee calcistiche di difficile applicazione in Italia (e magari anche con
giocatori dalle caratteristiche non proprio idonee); oppure è meglio tagliare
la testa al toro e cambiare allenatore, come spesso accade dalle nostre parti
in molti casi in maniera davvero avventata e spesso assolutamente folle e
incontrollata. Il calcio italiano sta davvero cambiando, o l’atteggiamento nei
confronti di Luis Enrique è solo un’eccezione di stampo esterofilo? Ai posteri
l’ardua sentenza. Nel frattempo ancora una volte lode all’Udinese di Guidolin,
un progetto che va avanti a gonfie vele, permettendosi il “lusso” di poter
tranquillamente rinunciare a perni come Inler e Sanchez ceduti a suon di
soldoni, mettendo in mostra in ogni stagione altri pezzi da 90. Un puzzle quasi
perfetto nel quale ogni tassello viene inserito con magistrale precisione da un
tecnico che, ci ripetiamo, meriterebbe una chance in una squadra blasonata.


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